Economia

Crisi, in Svezia i primi segnali negativi

L’economia tiene, ma il Fondo Monetario Internazionale avverte che i rischi per il Paese sono cresciuti

Il Primo Ministro svedese Fredrik Reinfeldt lo scorso 30 gennaio a Bruxelles (AP Photo/Thierry Charlier)

La crisi, nella più grande economia del nord Europa, ha il volto della Grecia. Lo scorso anno, secondo lo Swedish Migration Board che gestisce i flussi migratori, il numero di cittadini greci che ha chiesto un permesso di soggiorno è raddoppiato, passando dai 371 del 2010 a 767. Ma nel 2012, alla data del 1° giugno, erano già stati concessi 400 permessi. Senza contare che nel 2011, il 22% della popolazione non risulta di origini svedesi. “Le persone che hanno cercato di avere un permesso di soggiorno sono molte, molte di più di quelle che l’hanno ottenuto”, fa notare da Stoccolma Komninos Chaideftos, presidente della Federazione Nazionale Greca. Come se non bastasse, aggiunge: “La situazione peggiorerà dopo l’estate, quando anche quei posti di lavoro nel turismo in Grecia saranno evaporati”.

La vera novità, in realtà, riguarda il tipo di immigrazione: “È la prima volta che vedo greci normali, non persone che vivono ai margini della società, finire a vivere per strada in Svezia”, aggiunge Chaideftos che ricorda come molte persone qualificate finiscano per accettare lavori non specializzati e poco pagati.

Ma la Svezia, per la Grecia, è un miraggio di occasioni che, purtroppo, non corrispondono alla realtà per chi arriva a cercare lavoro. Nella crisi che attraversa l’Europa, la Svezia è uno fra i Paesi che godono di miglior salute. L’inflazione, per esempio, è contenuta entro il limite del 2%, con giugno all’1%. Ma al di là di numeri invidiabili nel resto dell’Unione, i cittadini devono fare i conti con gli effetti di un’economia che non è più la stessa. Saab, per esempio, ha prodotto l’ultima auto più di un anno fa. Da poche settimane, un consorzio che unisce Cina, Giappone e Svezia ha rilevato le operazioni di quello che è stato uno fra i marchi automobilistici più prestigiosi.

A metà giugno, infatti, i curatori fallimentari di Saab hanno annunciato l’acquisizione (per un prezzo che non è stato reso noto) degli impianti da parte di National Electric Vehicle Sweden, una società creata apposta per rimettere insieme i pezzi dell’azienda che conta tremila dipendenti. Il progetto è la produzione di auto elettriche. “Uniremo il design automobilistico svedese e la nostra esperienza manifatturiera alla tecnologia giapponese e alla presenza in Cina”, ha dichiarato il presidente Karl-Erling Trogen. Ma gli analisti sono scettici: sia sui tempi, sia sulla fattibilità di un progetto che ambisce a vendere auto elettriche di media cilindra alla Cina, con i relativi costi di importazione, per non parlare degli ostacoli tecnologici.

L’Europa, da sola, assorbe il 70% della produzione svedese. La banca centrale, proprio in questi giorni, ha messo in previsione un ulteriormente abbassamento del costo del denaro all’1,4% nell’ultimo trimestre, in risposta al crescente peso della crisi economica europea sul pil svedese che, quest’anno, dovrebbe chiudere con un valore compreso fra +0,6 e 1%.

La Svezia, dicono i dati forniti dall’ufficio statistico nazionale, ha evitato la recessione: dopo lo 0,1% del quarto trimestre 2011, a marzo il risultato è stato del +0,8% e la tendenza è di un andamento superiore alle aspettative. Ma non ci si deve fare ingannare: “In confronto all’Europa meridionale, la nostra economia è forte - ha fatto notare Håkan Frisén, responsabile ricerche presso la banca Seb -, ma stiamo comunque parlando di un clima economico debole. Lo dimostrano la fiducia di consumatori e imprese”.

Il sentiment dominante di consumatori e imprenditori, infatti, continua a rimanere sotto la media, con il relativo impatto sulla domanda interna. L’indice di fiducia del settore manifatturiero è cresciuto di un punto a maggio, ma resta quattro punti sotto la media. Ben più negativo è l’outlook dell’edilizia che ha perso 15 punti e, per la prima volta in due anni, è sotto i dati degli ultimi anni. La produzione industriale ha registrato un calo per il terzo mese a fila lo scorso settembre e la fiducia degli imprenditori ha perso dieci punti. Inoltre, anche se secondo i dati l’occupazione dovrebbe crescere, la proporzione di imprese interessate ad assumere si riduce.

L’occupazione, infatti, sconta il rallentamento delle esportazioni verso l’Unione Europea. A maggio, i senzalavoro hanno toccato l’8,1%, contro il 7,8% di aprile. Ma la vera preoccupazione riguarda le conseguenze sui più giovani: sotto i 24 anni, il 24,2% non ha un lavoro, quattro volte, cioè, la media dei lavoratori in generale. Una situazione dovuta all’alta scolarità a cui non sempre corrisponde adeguata preparazione, all’eccessiva disponibilità di laureati in categorie come turismo e media e all’assenza e alla difficoltà ad accumulare esperienze sul campo.

Infine, in un report diffuso a inizio luglio, l’Imf valuta che le abitazioni siano sovrastimate di circa il 10% del loro effettivo valore e avverte che il settore immobiliare potrebbe rappresentare un fattore di rischio in quanto potrebbe amplificare sul Paese gli effetti del rallentamento economico in Europa. In sintesi, per il Fondo Monetario Internazionale, la Svezia con il suo bilancio in attivo e un rapporto debito – Pil del 37% è ben piazzata per continuare sulla buona strada, ma i rischi sono cresciuti e le istituzioni devono tenerne conto.

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