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Economia

L'Irlanda è pronta a lasciarsi la crisi alle spalle

L'austerità ha funzionato. L'Irlanda ricomincia a crescere. E a pensare a come risolvere l'ultimo problema rimasto: la disoccupazione

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I PIIGS sono in pericolo. O meglio, i PIGS sono in pericolo. Perché per alcuni economisti è ora di tornare all'acronimo originale all'interno del quale, però, l'Italia ha sostituito l'Irlanda.

Un grafico pubblicato da The Economist ha infatti evidenziato quanto, alla luce delle previsioni di crescita di Prodotto interno lordo e rapporto deficit/Pil, i problemi dei PIIGS non riguardino più l'Irlanda. Relativamente alla crescita del Pil, per la Spagna si parla di recessione, per la Grecia di crescita zero, e per Italia e Portogallo di un incremento che nella migliore delle ipotesi può sfiorare lo 0,4%. In merito al rapporto deficit-Pil, invece, queste quattro nazioni dovrebbero attestarsi, rispettivamente, su valori pari al 6,4, 4 e 2,5%.

E l'Irlanda? Beh, per The Economist dovrebbe essere in grado di riportare il rapporto deficit-Pil al di sotto della soglia del 2% grazie a una crescita che potrebbe a sua volta raggiungere un "miracoloso" 2%.

Il punto di vista degli analisti del settimanale britannico è condiviso anche dagli economisti del Fondo monetario internazionale. Orgogliosi di confermare che l'aver trovato la forza per rispettare prima e attenersi poi a un rigorosissimo (e doloroso) piano di austerità ha dato i suoi frutti. E l'Irlanda potrebbe ben presto lasciarsi alle spalle una crisi economica che fino a qualche tempo fa pareva l'avrebbe velocemente trascinata verso la bancarotta.

L'impegno con cui gli irlandesi hanno deciso di seguire le direttive di Dublino li ha indubbiamente premiati. Sia dal punto di vista della crescita economica, trainata dalla ripresa di esportazioni e domanda interna. Fattori che hanno a loro volta contribuito alla riduzione del tasso di disoccupazione (che, tuttavia, per The Economist continuerà a oscillare tra il 14 e il 15% anche nel 2013). Sia da quello della fiducia dei mercati internazionali.

Per rimanere sul sentiero della ripresa il governo irlandese dovrà continuare a monitorare con grande attenzione le evoluzioni economiche del paese. Secondo gli esperti dell'Fmi, proprio nella fase attuale l'economia nazionale potrebbe subire un contraccolpo per il crollo delle importazioni dei suoi storici partner commerciali del Vecchio Continente.

Anche se, dicono da Washington, i prodotti di punta dell'export irlandese, IT e farmaceutico, per la loro stessa natura dovrebbero subire un rallentamento più limitato rispetto a quello che potrebbe registrare qualsiasi altro bene di consumo.

L'Irlanda è oggi in grado di riconquistarsi la fiducia dei mercati perché ha sposato l'austerità molto prima degli altri paesi europei. Già nel 2010 il governo ha deciso di aumentato l'imposta sul reddito, di ridurre gli stipendi pubblici e alcune spese per l'assistenza sociale. Per sfruttare questi fondi per ridurre il deficit fiscale e, contemporaneamente, proteggere i più poveri dagli effetti della crisi economica internazionale, stimolare la domanda interna e creare nuovi posti di lavoro. E solo relativamente a quest'ultimo punto non ha ancora ottenuto il risultato sperato.

Ecco perché, per sentirsi "al sicuro", Dublino deve concentrarsi oggi sulla lotta alla disoccupazione. Lavorando, su suggerimento dell'Fmi , in due direzioni: rifoma del sistema bancario per facilitare l'erogazione di prestiti per le piccole e medie imprese. E investendo sui corsi di riqualificazione professionale per chi ha perso il lavoro, facilitando in questo modo il trasferimento da un settore all'altro.

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