Economia

Più povera, precaria e vecchia: l'Italia secondo l'Istat

Il rapporto sulla Coesione sociale 2013 fotografa un paese che arranca fra redditi scarsi e incerti, disoccupazione e invecchiamento: e che sta perdendo la fiducia nell'istruzione

– Credits: ThinkStock/Getty Images

Ricco di spunti e informazioni forti - soprattutto sulla povertà in crescita e la dfficoltà del paese - il Rapporto sulla coesione sociale 2013 di Istat, Inps e ministero del Lavoro diffuso oggi e del quale ci siamo già occupati nelle scorse ore relativamente al rapporto dei giovani con le università .

Vediamo alcuni dei passaggi più importanti:

POVERI - Nel 2012 si trovava in condizione di povertà relativa il 12,7% delle famiglie residenti in Italia (+1,6 punti percentuali sul 2011) e il 15,8% degli individui (+2,2 punti). Si tratta dei valori più alti dal 1997, anno di inizio della serie storica.
La povertà assoluta colpisce invece il 6,8% delle famiglie e l'8% degli individui.
I poveri in senso assoluto sono raddoppiati dal 2005 e triplicati nelle regioni del Nord (dal 2,5% al 6,4%).

STIPENDI - La retribuzione mensile netta è stata di 1.304 euro per i lavoratori italiani e di 968 euro per gli stranieri. Rispetto al 2011, il salario netto mensile è rimasto quasi stabile per gli italiani (4 euro in più) mentre risulta in calo di 18 euro per gli stranieri, il valore più basso dal 2008.

OCCUPATI E DISOCCUPATI - Nel 2012 gli occupati erano 22 milioni 899 mila, 69mila in meno rispetto alla media del 2011. Il tasso di occupazione della popolazione nella classe d'età 20-64 è stabile (61% nel 2012, 61,2% nel 2011), ma e' sceso di due punti percentuali dal 2008.
Il calo maggiore è quello del tasso di occupazione per la classe di età 15-24, che dal 2008 ha perso 5,8 punti percentuali, passando al 18,6% dal 24,4%. Gli occupati a tempo determinato sono 2 milioni 375mila, il 13,8% dei lavoratori dipendenti. Si tratta in gran parte di giovani e donne.
Gli occupati part-time sono invece 3 milioni 906 mila, il 17,1% dell'occupazione complessiva. In quest'ultimo caso prevale nettamente la componente femminile. I disoccupati sono 2 milioni 744 mila, 636 mila in più rispetto al 2011.
Il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 10,7%, con un incremento di 2,3 punti percentuali rispetto al 2011 (4 punti percentuali in più rispetto al 2008). Il tasso di disoccupazione giovanile supera il 35%, con un balzo in avanti rispetto al 2011 di oltre 6 punti percentuali (14 punti dal 2008). Il tasso di disoccupazione della popolazione straniera si attesta nel 2012 al 14,1% (+2 punti percentuali rispetto al 2011). 

PENSIONATI - Quasi un pensionato su due (46,3%) ha un reddito da pensione inferiore a mille euro, il 38,6% ne percepisce uno fra mille e duemila euro, solo il 15,1% dei pensionati ha un reddito superiore a duemila euro. Dal 2010 al 2012 il numero di pensionati è diminuito mediamente dello 0,68%, mentre l'importo annuo medio è aumentato del 5,4%.
(AGI)

FRA I PIU' VECCHI DEL MONDO - Aumenta ancora l'aspettativa di vita della popolazione italiana, che nel 2011 si attesta a 79,4 anni per gli uomini e a 84,5 per le donne (stessi valori registrati per il 2010), con un guadagno rispettivamente di circa nove e sette anni in confronto a trent'anni prima. Il trend è crescente anche per le persone in età avanzata: un uomo di 65 anni può aspettarsi di vivere altri 18,4 anni e una donna altri 21,9 anni, un ottantenne altri 8,3 e una ottantenne 10,1 anni. L'area del Paese più longeva è il Centro nord.
I bassi livelli di fecondità, congiuntamente al notevole aumento della sopravvivenza, rendono l'Italia uno dei paesi più vecchi al mondo. Al primo gennaio 2012 si registrano 148,6 persone over 65 ogni 100 giovani under 14, a metà degli anni Novanta se ne contavano 112.
È un trend destinato a crescere: secondo le previsioni, nel 2050 ci saranno 263 anziani ogni 100 giovani. Cresce contestualmente anche l'indice di dipendenza, misurato dal rapporto percentuale fra la popolazione in età non attiva (0-14 anni e 65 e più) e quella in età attiva (15-64 anni), che passa dal 45,5% del 1995 al 53,5 del 2011. Nel 2050 si prevede che sarà pari a 84.

ASILI NIDO - Aumentano i posti negli asili nido, ma restano ancora pochi rispetto alle richieste che arrivano dalle famiglie: la quota di domanda soddisfatta rispetto al potenziale bacino di utenza (residenti fra zero e due anni) è passata dal 9% dell'anno scolastico 2003-2004 all'11,8% del 2011-2012. Rilevanti le differenze territoriali: i bambini che frequentano asili nido comunali o finanziati dai comuni variano dal 3,5% del Sud al 17,1% del Nord-est, mentre la percentuale di Comuni che garantiscono la presenza del servizio passa dal 24,3% del Sud all'82,6% del Nord-est. Nell'anno scolastico 2011-2012 - secondo quanto rileva il Rapporto - sono 155.404 i bambini fra zero e due anni compiuti iscritti agli asili nido comunali; altri 46.161 usufruiscono di asili nido convenzionati o sovvenzionati dai Comuni.

In totale ammontano a 201.565 gli utenti dell'offerta pubblica complessiva. Nel 2011, la spesa impegnata dai Comuni per gli asili nido è di circa 1 miliardo e 534 milioni di euro: il 18,8% e' rappresentato dalle quote pagate dalle famiglie, pertanto quella a carico dei Comuni e' di circa 1 miliardo e 245 milioni di euro. Fra il 2004 e il 2011 aumenta del 46,4% la spesa corrente per asili nido, al netto della compartecipazione pagata dagli utenti, con un deciso rallentamento nell'ultimo anno (+1,5% sul 2010). Nello stesso periodo cresce del 37,9% il numero di bambini iscritti agli asili nido comunali o sovvenzionati dai Comuni (oltre 55 mila in più) malgrado il lieve calo registrato nell'ultimo anno (-0,4%).

(ANSA, RadioCor, AGI)

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