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Economia

India: economia sempre più vicina al livello "spazzatura"

Mentre Fitch conferma l'outlook negativo, Standard & Poor's medita un ulteriore declassamento

Cantiere in India (Credits: AP Photo/Channi Anand)

Appena un paio di giorni fa ha creato non poco scompiglio l'annuncio da parte di Standard & Poor's del sempre più probabile downgrade ufficiale per il rating dell'economia indiana (oggi pari a BBB-). Se l'allarme fosse confermato, l'India sarebbe il primo paese Brics a vedere ridotto il proprio rating a livello spazzatura. Una decisione che esponenti del governo e dell'opposizione hanno condannato con forza ancora prima della sua stessa formalizzazione.

Oggi è invece arrivata la conferma di Fitch : "il potenziale dell'economia indiana potrebbe gradualmente deteriorarsi se non ci si affretterà ad approvare riforme strutturali". Aggiungendo che tutto quello che è stato fatto fino ad oggi è stato "inadeguato". E abbassando l'outlook del rating da stabile a negativo. Vale a dire lo stesso livello di S&P.

L'economia è cresciuta nel primo quadrimestre del 2012 a un tasso del 5,3%. Il peggior risultato degli ultimi nove anni, e molti temono che lo sviluppo possa continuare a rallentare. L'inflazione ha quasi superato l'8%, un valore che impedisce alle banche di ridurre i tassi di interesse e ai consumi di crescere. Come se non bastasse, la rupia in un anno ha perso il 20% del suo valore rispetto al dollaro.

Per quanto sia indubbio che l'andamento e i fondamentali dell'economia indiana non permettano di elaborare previsioni particolarmente positive per la sua tenuta di medio e lungo periodo, anche le conseguenze di un declassamento a livello spazzatura (la principale sarebbe l'ennesima riduzione dei flussi di investimenti diretti esteri in entrata) non vanno sottovalutate.

Per non parlare di quanto potrà essere difficile, in futuro, riconquistare il livello di rating precedente. Le agenzie internazionali che si occupano di rating, infatti, legano ogni upgrade alla presenza di miglioramenti sostanziali nelle economie tenute in stato di osservazione perché "potenzialmente instabili". A livello di deficit delle partite correnti, fondamentali macroeconomici e efficacia decisionale.

L'immediata reazione del governo orientata a "negare" o "archiviare come priva di validità sostanziale" la dichiarazione di S&P è sicuramente poco lungimirante e ne sottolinea l'incapacità di fondo a confrontarsi con e a risolvere i problemi economici della nazione.

Per evitare che una valutazione in più occasioni etichettata come "profondamente sbagliata" possa pregiudicare ulteriormente la tenuta dell'economia del Subcontinente, maggioranza e opposizione dovrebbero trovare (insieme) argomenti ragionevoli per convincere i loro interlocutori di quanto quest'analisi sia "approssimativa e infondata".

Sarebbe stato più costruttivo e lungimirante considerare la "minaccia" di S&P come un avvertimento. Una sollecitazione inviata al governo e alla popolazione per esortarli a "fare qualcosa prima che sia troppo tardi". Decisa alla luce di mesi di impasse durante i quali l'esecutivo non ha avuto la forza politica di approvare riforme che potessero avere un impatto significativo sull'economia nazionale. Forse in questo modo sarebbe stato possibile quanto meno rimandare la bocciatura di Fitch.

S&P, invece, ha confermato di voler continuare a rimanere in attesa. Per "monitorare con attenzione come New Delhi accoglierà le sue raccomandazioni. Perché sarà il modo in cui il paese reagirà al rallentamento dell'economia e alla maggiore vulnerabilità agli shock economici a determinare se potrà mantenere l'attuale livello di rating o se, al contrario, diventerà il primo 'angelo caduto' dei Brics".

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