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Google: le condizioni di salute di Larry Page preoccupano gli azionisti

Il co-fondatore e Ceo della grande G costretto a dare forfait ad alcuni degli appuntamenti clou della società. Per una sospetta laringite, si dice. Ma il fresco ricordo della parabola di Steve Jobs mette in ansia i fan di Google. E gli investitori

Larry Page

Il Ceo di Google, Larry Page (Credits: AP Photo/Paul Sakuma, file)

Larry Page non c’era all’ultima assemblea degli azionisti, uno degli appuntamenti più importanti per un Ceo di una società quotata in Borsa. E con molta probabilità non ci sarà nemmeno alla prossima conferenza di Google dedicata agli sviluppatori. Infine, i più attenti se ne saranno accorti, non pubblica un messaggio sul suo profilo di Google+ dallo scorso 25 maggio. Se è vero che tre indizi fanno una prova allora forse c’è davvero da preoccuparsi per le sue condizioni di salute.

Tutto è avvolto nella nebbia più fitta. Da quel (poco) che si sa, il co-fondatore e Ceo di Google è affetto da una fastidiosa laringite che gli impedirebbe di parlare e dunque di intervenire a qualsiasi evento pubblico. Ma la scarsità di informazioni rilasciate dalla società e il ricordo ancora fresco della triste parabola di Steve Jobs, porta molti addetti ai lavori (soprattutto d’oltreoceano) a formulare ipotesi catastrofiste.

C’è addirittura chi si è messo a contare le pause effettuate dal numero uno di Google in occasione della sua ultima uscita in pubblico e chi (è il caso di Robert Robins, un ex professore di Scienze Politiche dell'Università di Tulane) paragona il riserbo di Google a quello mantenuto da Apple durante la malattia di Steve Jobs.

C'è davvero da preoccuparsi, quindi? Page avrebbe inviato un’email ai suoi dipendenti per rassicurarli: "Non c’è nulla di serio", avrebbe scritto, "continuerò a rimanere alla guida di Google". Bene. Ma allora per quale motivo Google non prende posizione rilasciando un comunicato ufficiale?

Non è questione di curiosità e nemmeno di voler speculare a tutti i costi sulla vita privata di un personaggio pubblico. Il fatto è che Google è un’azienda quotata in Borsa e i suoi azionisti hanno tutto il diritto di conoscere qual è lo stato di salute del loro Ceo. Soprattutto se – come nel caso di Page – il capo è anche il padrone assoluto dell’azienda. Uno status quo sancito dalla già citata assemblea degli azionisti con l’approvazione di un frazionamento azionario (con l’immissione di una nuova classe di azioni senza diritto di voto) che di fatto permette a Page e all'altro co-fondatore di Google, Sergey Brin, di mantenere il controllo pressoché totale dell’azienda attenuando al contempo le eventuali pressioni dei grandi azionisti.

"Come amministratore delegato di una società pubblica", ha commentato Jeffrey Sonnenfeld, preside associato presso la Yale School of Management " Larry Page non ha diritto alla sua privacy'', sottolineando che un problema di salute degenerativa "potrebbe avere un impatto negativo rilevante sulla società''.

Gli investitori, per il momento, non sembrano allarmarsi (venerdì le azioni di Google hanno chiuso con un guadagno dell’1,1%) ma la soglia di attenzione resta comunque elevata. Come se Larry Page avesse troppa voce in capitolo sul futuro di Google per potersi permettere il rischio di rimanere senza.

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