Economia

È giusto tassare di più i benestanti?

Ma l’aliquota «socialista» impedisce alla società di crescere e prosperare

obama

Tassare i ricchi è da sempre la parola d’ordine dei socialisti. Quando, lo scorso 14 luglio, il New York Times si è chiesto che significato concreto abbia la parola socialista nel mondo avanzato odierno, le conclusioni cui è giunto sono state «più eguaglianza e più welfare pubblico». Ergo, necessariamente: più tasse, e più ancora a chi ha di più.

Naturalmente la proporzione ha la sua importanza. Tra Hollande che voleva introdurre l’aliquota del 45 per cento sopra i 100 mila euro e poi ha corretto (vedremo) a 170 mila, e che ha vinto la campagna elettorale promettendo un devastante 75 per cento di prelievo sullo 0,5 di francesi che hanno un reddito sopra il milione, e Obama che fa scandalo tra i repubblicani americani perché propone il 30 per cento sullo scaglione superiore al milione di dollari, non è esattamente proprio lo stesso brodo socialistico.

Per come siamo messi noi italiani, l’aliquota Obama sarebbe inferiore alle ultime promesse non mantenute dal centrodestra, dunque e comunque una pacchia. Resta però la questione di fondo. Quella a cui rispose Ludwig von Mises nel suo insuperato libro dedicato al socialismo nel 1922: «Una società che sceglie tra capitalismo e socialismo non sceglie fra due sistemi sociali: compie una scelta tra la cooperazione sociale e la disintegrazione della società. Il socialismo non è alternativo al capitalismo, è alternativo a qualunque sistema nel quale donne e uomini possano vivere e prosperare come esseri umani».

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