Economia

Gas e corrente, concorrenza al palo e prezzi alle stelle

L’Autorità dell’Energia vuole capire di più sul possibile "monopolio mascherato"

(Credits: Cristiano Laruffa/LaPresse)

Da domenica 1 luglio le bollette di luce e gas sono più care: quasi irrisorio l'incremento delle prime (+0,2% un euro in più l'anno), più importante quello delle seconde (+2,6%, pari a 32 euro). La notizia è arrivata come l'ennesima stangatina per le famiglie italiane. Ma c'è un retroscena interessante.

L’Autorità dell’Energia ha infatti deciso di volerci vedere più chiaro in tema di prezzi di gas e corrente elettrica, dando il via ad un’indagine conoscitiva che dovrebbe spiegare perché in Italia le tariffe praticate sul mercato libero a volte sono superiori a quelle registrate nel mercato tutelato. A noi, a dire il vero, la questione sembra molto chiara: la concorrenza, o presunta tale, che dovrebbe far sentire i propri effetti positivi su questi mercati, in Italia non solo non funziona ancora, ma anzi, semmai, sembra generare effetti perversamente contrari a quelli attesi. E se per l’Authority guidata dal presidente Guido Bortoni questa rappresenta una novità, non lo è certo per famiglie e imprese che con questa realtà ormai fanno i conti da anni.

“Il fenomeno che evidenzia l’Authority non solo purtroppo è reale, ma si spiega anche in maniera molto semplice” attacca Paolo Culicchi, presidente del Consorzio imprese energivore, aziende che, sottoforma di corrente elettrica o gas consumano grandi quantità di energia. “Se parliamo del settore gas – dice Culicchi – la verità è che la concorrenza tanto sbandierata non esiste. Abbiamo una sorta di monopolista, che è Eni , che controlla praticamente il 90% del mercato. Questo fa sì che, soprattutto nel rapporto con le aziende, che dovrebbe avvenire con presupposti concorrenziali, l’azienda del cane a sei zampe in pratica si approfitta di noi, praticando prezzi che spesso sono appunto superiori anche a quelli del mercato tutelato”.

La dimostrazione di questo atteggiamento è data dal fatto che qualche tempo fa le imprese energivore presentarono un ricorso all’Autorità Antitrust denunciando un sotto-utilizzo, per così dire strategico, da parte di Eni, delle capacità dei gasdotti, in modo da mantenere alti i prezzi. “Il risultato – commenta Culicchi – fu che Eni, su pressione dell’Antitrust, ci offrì 4 miliardi di metri cubi di gas a prezzi ridotti. A testimonianza che, messi alle strette, anche loro hanno dovuto comportarsi di conseguenza”.

Ma questa ovviamente è un’eccezione, mentre la regola purtroppo resta la tenaglia di questa forma strisciante di monopolio mascherato, e forse neanche tanto. “La svolta – aggiunge Culicchi – ci potrà essere solo quando arriverà la separazione tra Eni e Snam . Solo con una rete libera e a disposizione di tutti gli operatori potremo forse davvero vedere all’opera i meccanismi virtuosi della concorrenza”.

Per il mercato elettrico le ragioni del mancato calo delle tariffe sono altre, ma il risultato è purtroppo sempre lo stesso per famiglie e aziende, che non vedono scendere in nessun modo la propria bolletta. “In questo settore – afferma Culicchi – in realtà un minimo di concorrenza si è sviluppata, con una borsa dell’energia elettrica che sembra funzionare. Il problema però è che questi effetti positivi vengono annullati da una serie di accise, oneri impropri e incentivi per rinnovabili, che fanno schizzare alle stelle costi di produzione e di distribuzione”.

Il risultato, da un punto di vista numerico, è emblematico: in Italia al momento un megawattora (Mwh) costa circa 72 euro, a cui bisogna aggiungerne in bolletta altri 40 euro per le rinnovabili, una cifra che presto salirà a 52 euro; in Germania invece per uno stesso Mwh si spendono in totale circa 45 euro. “E questo perché il governo tedesco – sottolinea Culicchi – ha deciso che il peso degli incentivi alle rinnovabili sia caricato sulla fiscalità generale e non sulle bollette, una procedura che da tempo noi chiediamo, senza esito, venga adottata anche in Italia”.

Imprese e famiglie dunque sul fronte energetico continuano a soffrire in Italia un penalizzante gap tariffario con il resto dell’Europa. Una tendenza confermata dalla stessa Autorità per l’Energia, che ha rilevato come attualmente, ad esempio, il prezzo italiano del gas per le famiglie è superiore del 29% a quello praticato mediamente negli altri Paesi dell’Unione.

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