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Economia

G20, a Los Cabos i grandi della terra parleranno di Europa. E chiederanno alla Merkel di fare di più

Inizia oggi la due giorni di incontri in Messico tra le 20 potenze mondiali. Sul tavolo soprattutto la questione europea. E la richiesta di fare di più. Perché la crisi dell'Eurozona non si trasformi in una crisi globale

Una ricostruzione in chiave satirica dei principali leader del G20 realizzata a Los Cabos da un gruppo di attivisti (Credits: AP Photo/Oxfam/ho)

Da noi erano le prime luci dell'alba quando a Los Cabos, in Messico, i leader dei 20 paesi più ricchi del mondo aprivano le danze del G20, la riunione periodica in cui si siedono intorno a un tavolo e discutono dei grandi temi economici e politici che interessano il pianeta. Nella due giorni di oggi e domani, non ci sarà scampo: al centro delle discussioni ci saremo noi.

L'Europa, la Grecia, la Spagna, l'Italia. C'é la crisi, politica, economica, istituzionale. Il giorno dopo la tornata elettorale greca che ha visto i conservatori pro-euro ottenere la prima posizione (formeranno un governo di coalizione con i socialisti) i leader del G20 hanno un solo obiettivo: definire una strategia comune che consenta loro di arginare la deriva dei problemi europei.
Il G20 fa da premessa al vertice Europeo del 28 e 29 giugno, darà il via libera al firewall, ovvero il muro di fuoco di 1.200 miliardi che dovrebbe servire a garantire una copertura finanziaria ai problemi della Ue (li metteranno a disposizione il Fmi e il Fondo salvastati) e dovrà definire le linee guida per fare in modo che l'Europa torni ad essere competitiva. Lo vogliono i Paesi europei in piena crisi, lo vogliono gli Usa e le economie asiatiche che nei nostri mercati esportano le loro produzioni e hanno bisogno della nostra "salute economica".

"Andrò con animo sereno al G20 perchè siamo tra quelli a cui viene chiesto come far funzionare meglio l'Europa e non quando cadrete nel precipizio", ha detto il presidente del Consiglio Mario Monti.

Forse qualcuno arriverà meno sereno. Magari per una volta toccherà a lei, Angela Merkel, il cancelliere tedesco. Si troverà probabilmente più isolata che in passato. Ora a chiederle di darsi una mossa, di mettere mano alle riforme e alla crescita in fretta e sul serio, non è solo l'Europa. Non sono solo le piazze dei cittadini stremati dalle politiche del rigore.

Ora sono India, Brasile, Cina, Turchia. Sono le grandi potenze emergenti che sbatteranno sul tavolo la richiesta di "fare di più". O meglio, di "fare". Perché la lentezza dell'Europa nell'agire diventa un problema per gli Usa e per le economie asiatiche.

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