Economia

Farmacie in serrata contro la trattenuta aumentata dalla spending review

Lo scontro contro il governo Monti per l'incremento della trattenuta che lo stato applica sui prodotti acquistati dai cittadini in convenzione con il sistema sanitario nazionale

(Credits: LaPresse)

Annullate quello sconto! È la richiesta perentoria che le farmacie italiane spediscono al governo con la serrata di oggi. Lo “sconto” è in realtà una trattenuta che lo stato applica al momento di pagare alle farmacie i prodotti acquistati dai cittadini in convenzione con il sistema sanitario nazionale. Era dell’1,82% del prezzo dei farmaci quando il decreto legge 95 (quello della “spending review”, varato il 7 luglio) l’ha innalzata al 3,65. Le farmacie sostengono che è troppo, che in questo modo i loro margini di guadagno si annullano e che la situazione è diventata insostenibile, soprattutto per le piccole farmacie fuori dai grandi centri urbani.

Quel che è certo è che la loro azione di sbarramento sta già producendo qualche risultato. Gli stessi relatori del provvedimento nella commissione Bilancio del Senato hanno presentato ieri sera un emendamento che riporta la trattenuta all’1,82%. Se questa fosse l’ultima versione del decreto (di cui è prevista l’approvazione definitiva alla Camera ai primi di agosto) sarebbe la seconda vittoria dei farmacisti contro i propositi del governo di Mario Monti. La prima avvenne sul decreto liberalizzazioni, quando l’esecutivo annunciò fra squilli di tromba la volontà di consentire la vendita dei farmaci di fascia C (quelli che richiedono prescrizione medica ma sono pagati interamente dai cittadini) anche alle parafarmacie.

Ci fu anche allora la sollevazione dei farmacisti e una chiamata alle armi dei loro lobbisti in Parlamento, con il risultato che la norma sparì dal decreto durante la notte, non si è mai saputo ad opera di chi. Pare che Monti se la sia un po’ legata al dito e anche per questo non abbia voluto cedere di un millimetro sulla messa a bando di 5.000 nuove licenze (anch’essa fortemente osteggiata dai farmacisti) per aumentare il numero delle farmacie.

Stavolta si ripete un po’ lo stesso schema (per un provvedimento, va detto, che non tocca in alcun modo le tasche dei cittadini né l’ampiezza delle prestazioni sanitarie a cui hanno diritto). Il contenzioso nasce anche dal fatto che la convenzione delle farmacie con il sistema sanitario nazionale è scaduta e vive da anni in regime di proroga. E qui si inseriscono polemicamente i parafarmacisti, in guerra perenne con i “fratelli maggiori” (di cui non mancano mai di ricordare che presentano, in media, dichiarazioni dei redditi seconde solo a quelle dei notai). “Se i farmacisti ritengono che la convenzione non sia più remunerativa” dice il presidente del Forum Parafarmacie Giuseppe Scioscia “la lascino a noi: saremmo lieti di garantire gli stessi servizi anche a condizioni meno vantaggiose”. Al di là delle battute, e indipendentemente dai margini riconosciuti ai farmacisti, sarebbe forse il caso di rinnovare quella convenzione, in modo da garantire a tutti un po’ più di certezze.

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