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Eurogruppo, è fumata nera. Tra i litiganti interviene Draghi

A Bruxelles tornano i vecchi cliché. I falchi del Nord Europa fanno resistenza. E la Bce prova a calmare gli animi

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Scordiamoci le capriole degli spread. E’ tutto racchiuso in sette sillabe, non una di più, il cuore della grande crisi che tiene in pugno il mondo. E’ colpa sua: della fiducia che non c'è più se oggi i polsi tremano. Ha sparigliato così le carte Mario Draghi , presidente della Bce, cercando di riscrivere una giornata dal finale già noto. A Bruxelles i ministri delle Finanze e i capi di Stato di Eurolandia si sono schierati per parlare attorno a un tavolo di misure da implementare. In quelle stanze dei bottoni, dalle interminabili riunioni, si è già levata una fumata nera .

Non saranno assunte decisioni per il malato d’urgenza numero uno, la Spagna: solo il prossimo 20 luglio si riuniranno ancora e cercheranno di sciogliere il nodo che riguarda la ricapitalizzazione delle sue banche. Niente soluzioni facili come lo scudo anti spread neanche per il secondo, l’Italia perché come ha previsto il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, ci vuole tempo. Probabilmente non solo per l’unione bancaria. Vedi alla voce Finlandia e Olanda . Proprio quello che le Borse non sono più disposte a concedere.

Basta guardare la corsa dello spread fra Btp e Bund che ha chiuso a 475,3 punti base con il rendimento del Btp a 10 anni oltre il 6% e il tasso dei Bonos al 6,98%, dopo aver oltrepassato la soglia critica del 7%, per capire tutto. La tempesta sovrana non è mai indietreggiata. Eppure Draghi ha cercato di sgombrare il campo dalla speculazione. Ha detto che ''in ampia misura la situazione attuale della zona euro non è stata provocata da tassi di interessi troppo elevati, ma dalla mancanza di liquidità e dalle politiche di credito''.  

Una situazione cui ha concorso ''la frammentazione della zona euro che ha acuito la situazione''. Peccato non sia più il tempo delle rassicurazioni. Ormai è chiaro a tutti quello che è necessario fare. Bisogna ''risolvere radicalmente'' i problemi di Italia e Spagna, ha ammesso il ministro delle finanze olandese, Jan Kees De Jager. Tradotto in parole semplici: Roma e Madrid devono fare le riforme necessarie e continuare con il risanamento dei conti pubblici, ha spiegato il rigorista, sottolineando che ''non si possono risolvere i problemi dell'Eurozona solo con i prestiti''.

Proprio per questo, la Spagna dovrà fornire garanzie sovrane per avere gli aiuti per le sue banche. Un rischio da correre per mettere a punto un sistema unico di supervisione bancaria sotto l'egida della Bce. Anche la ministra delle Finanze finlandese, Jutta Urpilainen, ha riconosciuto che "la situazione in Europa è molto preoccupante e tutti noi abbiamo interesse che i tassi scendano soprattutto al sud", riferendosi sempre alla situazione degli spread di Roma e Madrid.

Nessuna apertura però. Non ha, infatti, ribattuto alle dichiarazioni del premier Mario Monti, che ieri, da Aix-en-Provence, aveva osservato che il famigerato aumento dei tassi sui titoli di Stato dopo il vertice Ue era dovuto a dichiarazioni inappropriate di autorità di Paesi del nord.

A levare le castagne dal fuoco ci ha pensato sempre lui Draghi sostenendo che anche una ritardata entrata in vigore del fondo permanente salva-euro, l’Esm, non sarebbe un problema. E’ meglio "fare le cose perbene piuttosto che in fretta", ha ostentato buon senso dall'Eurotower. Se nel frattempo alcune banche avranno bisogno di essere ricapitalizzate a metterci una pezza ci penserà l'Efsf, cioé il fondo temporaneo dell'Eurozona. Poco importa se "questo aumenterà il debito pubblico”. Trattasi per Super Mario solo una soluzione temporanea. Resta un dettaglio di non poco conto, da non sottovalutare: i mercati. Loro potrebbero pensarla diversamente. Quindi meglio non scherzare troppo col fuoco. Il messaggio arriverà a Bruxelles?

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