Economia

Energia, dalla Sicilia all'Indonesia la turbina è made in Italy

Si chiama Kobold, è un prodotto italiano e alimenterà un villaggio di pescatori vicino Bali

Un'immagine di Bali. A pochi chilometri è stata installata la turbina italiani per la produzione di energia (Credits: Imagoeconomica)

Dallo Stretto di Messina all’isola di Lombok, in Indonesia, non lontano da Bali. La turbina sottomarina Kobold, dopo anni di test in quella fettuccia di mare nostrano di cui spesso si parla per via del mega-ponte che un giorno, forse, la bypasserà, ne ha fatta davvero molta di strada, al punto che entro il mese prossimo fornirà l’elettricità a un villaggio di pescatori, 350 nuclei familiari, che si affaccia sulla costa dell’atollo asiatico.

Come? Sfruttando le correnti marine al fine di produrre energia, ultima frontiera nel campo delle rinnovabili. Il dispositivo, unico nel suo genere, vero e proprio gioiello del made in Italy in chiave green, è stato brevettato dalla Ponte di Archimede International, spa siciliana che opera nel campo dell’ingegneria sostenibile, ed è al centro di un progetto ambizioso sostenuto dall’Unido, l’organizzazione per lo sviluppo industriale delle Nazioni Unite, che ha contribuito a finanziare la realizzazione del prototipo indonesiano la cui entrata in funzione è prevista per agosto.

La turbina al largo di Lombok è costata 250 mila euro, tolte le spese per l’ancoraggio al suolo e per la parte galleggiante. E produrrà 150 kilowatt ora. "Rispetto a quelle ad asse orizzontale, in fase di sperimentazione nelle isole Orcadi grazie all’Emec, il Centro europeo per le energie marine con base in Inghilterra, la nostra, che presenta un asse di tipo verticale, ha il pregio di carpire le correnti a prescindere dalla loro provenienza, senza bisogno di essere direzionata da terra, il che a conti fatti la rende maggiormente efficiente, anche se meno performante" spiega a Panorama.it Lorenzo Matacena, presidente under 40 della Ponte di Archimede.

Alle sue spalle, una famiglia di armatori. Proprietaria in parte della Caronte&Tourist, compagnia dedita al servizio di traghettamento privato nello Stretto di Messina, che i soldi dei traghetti li ha investiti nello sviluppo di soluzioni ingegneristiche a favore dell'ambiente.
"Per la fase progettuale ci siamo avvalsi della collaborazione del Politecnico di Milano e  del dipartimento di progettazione aeronautica dell’università Federico II di Napoli" prosegue Matacena "quanto al prototipo installato nello stretto nel 2001, e che nel 2006 è stato allacciato alla rete nazionale, rappresenta più che altro una sorta di laboratorio, utile per migliorare il dispositivo laddove possibile".

L’esemplare posto nei mari indonesiani non è però l’unico che la Ponte di Archimede ha in progetto di far funzionare di qui a breve. Altre Kobold vedranno la luce in Scozia nel 2013. "Sarà una farm vera e propria" sottolinea il presidente dell’azienda siciliana. Insieme alla compagnia olandese Bluewater e all’istituto di ricerca scozzese Eri, Environmental research institute, la società guidata da Matacena ha presentato a Bruxelles nel 2010 un progetto per lo sfruttamento dell’energia marina allo scopo di produrre corrente elettrica, per il quale  la Comunità Europea ha recentemente approvato un finanziamento pari a 2 milioni di Euro. L’impianto in procinto di essere realizzato, denominato Bluetec, ne verrà a costare in tutto otto, e comporterà la messa in acqua di quattro turbine della potenza nominale di 1 megawatt.

E in Italia? Tutto lascia pensare che la possibilità di produrre elettricità tramite il mare sia alquanto limitata. Secondo l’Enea le regioni più interessanti in termini di correnti di marea sono lo Stretto di Messina, la laguna di Venezia, il canale di Sicilia e le Bocche di Bonifacio in Sardegna. Tra queste quella più interessante è rappresentata dallo Stretto di Messina: in questa zona, una stima di massima dell’energia effettiva annua, basata sui dati a disposizione, ha indicato come valore energetico minimo estraibile 5200 kWh/m2. "Ma le navi che ci passano sono troppe e l’dea di allestire una farm come quella che ci accingiamo a mettere in acqua in Scozia è a dir poco impensabile" scuote il capo l’uomo delle centrali elettriche sottomarine "la nostra è una tecnologia da esportazione, buona per il Nord Europa, l’Indonesia, le Filippine e gli Usa, dove le correnti marine, godendo di maggiore potenza, sono perfette per le turbine che fabbrichiamo".

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