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Ecco perché Apple vuole acquistare Beats

La Mela avrebbe piazzato un’offerta miliardaria sul tavolo di Jimmy Iovine e Dr. Dre. Ma ciò che interessa davvero non sono le cuffie bensì i nuovi servizi musicali

Beats

– Credits: Simon Burchell/Getty Images

Lo scoop, anticipato da due giornalisti del Financial Times, è stato sparato a tutto volume dalle principali testate americane: Apple sarebbe in trattativa avanzata per acquisire Beats, il famoso marchio di cuffie e altoparlanti creato dal rapper Dr. Dre e dal produttore discografico Jimmy Iovine.

Si tratta, ovviamente di una notizia bomba, non solo per l’entità dell’accordo (3.2 miliardi di dollari, centesimo più, centesimo meno) ma anche perché nessuno, almeno fino ad oggi, avrebbe mai sospettato che Apple fosse interessata a inglobare un produttore di accessori musicali. Senza contare che nella migliore tradizione di Cupertino lo shopping si è quasi sempre concentrato su startup e aziende in divenire piuttosto che su realtà ben consolidate, come nel caso di Beats.

FAME DI STREAMING
E allora? Cosa fa di Beats un boccone così prelibato da ingolosire fino a questo punto Tim Cook e soci? La risposta non è da cercare nella pur stilosissima gamma di cuffie e accessori musicali della casa americana bensì nel nuovo servizio di streaming lanciato dalla società a inizio anno (Beats Music). Un'operazione, dunque, che punta a irrobustire iTunes Radio e, più in generale, le ambizioni musicali di Apple. La quale - sottolinea oggi il New York Times - nel mondo dello streaming si è mossa un po’ in ritardo.

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Rispetto a Spotify, Pandora e altri servizi analoghi, Beats Music può vantare un sistema di suggerimenti automatici basato sulle raccomandazioni firmate da curatori musicali in carne ed ossa (alcuni dei quali provenienti da autorevoli testate di settore come Pitchfork e Rolling Stone). Un modello di streaming “più umano” - così lo definiscono gli ideatori del servizio - che potrebbe essere complementare a quello dei classici algoritmi presenti su iTunes Radio e su tutte le principali proposte della concorrenza.

UN ALLEATO NELLE TRATTATIVE CON LE MAJOR
C’è poi una motivazione di carattere più politico. Jimmy Iovine, uno dei due cofondatori di Beats, è anche il presidente delle etichette discografiche Interscope, Geffen e A&M, di proprietà di Universal Music Group, all’interno delle quali figurano artisti come Lady Gaga ed Eminem. Una figura dunque di grande rilevanza nel panorama musicale, che potrebbe far sentire il suo peso nelle relazioni con le major, assolutamente strategiche per lo sviluppo di un modello di streaming profittevole.

COSA NE PENSA JONY IVE?
Resta ovviamente da capire se e come Apple deciderà di integrare l’offerta “fisica” di Beats, che comprende cuffie, auricolari, altoparlanti e altri gadget tecnologici ad alta fedeltà. Sul tavolo alcuni nodi da risolvere. Ad esempio: come reagiranno tutti i vari produttori di accessori musicali ospitati all’interno degli Apple Store. Ma soprattutto: cosa ne pensa il guru del design di Cupertino - Jony Ive - dell’ipotesi di portarsi in casa prodotti che non sono stati progettati dal lui?

Piccole questioni che potrebbero anche sciogliersi come neve al sole di fronte alla necessità di Apple di trovare valide alternative alle sue attuali proposte nel business musicale. L’iPod è ormai morto. E anche iTunes non ha più lo smalto dei bei tempi. Per fare soldi a suon di musica, ormai è chiaro, serve un’offerta streaming al passo coi tempi. Meglio ancora se di qualità, viste le pretese degli utenti e il livello di maturità raggiunto dalla concorrenza.

 
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