Lavoro

Disoccupazione giovanile: i piani di Letta e i Centri per l'Impiego che fanno acqua da tutte le parti

Per dare lavoro agli under 25, il governo punta sugli ex-uffici di collocamento. Ma sarà difficile farli funzionare bene

Giovani in cerca di lavoro a Torino (Credits:Tonino Di Marco/Ansa)

Un calo del pil dell'1,8% nel 2013 e una crescita della disoccupazione al 12,5% nel 2014. Sono i dati sull'economia italiana snocciolati oggi dall'Ocse che, purtroppo, ha nuovamente peggiorato le previsioni sul nostro paese. E' in questo scenario, non certo roseo, che il premier Enrico Letta cercherà di mettere in cantiere al più presto i progetti del governo contro la disoccupazione giovanile, che si basano sulle Youth Guarantee europee (le Garanzie Giovani), cioè i programmi di formazione e inserimento professionale per gli under 25, che saranno finanziati con le risorse dell'Ue ed entreranno in cantiere il prossimo anno (anche se Letta chiederà di anticiparle di qualche mese).

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La speranza è che i piani dell'esecutivo riescano a partire con il piede giusto, poiché all'orizzonte si intravedono già non poche difficoltà. Secondo il governo, infatti, i programmi di formazione per i giovani (destinati in prevalenza ai diplomati e ai laureati) dovrebbero avere il fulcro nei Centri per l'Impiego pubblici, cioè gli ex-uffici di collocamento sparsi su tutto il territorio nazionale. Peccato, però, che i centri per l'impiego facciano acqua da tutte le parti, al Nord e al Sud, come sostengono da anni diversi analisti. L'ultima indagine , molto approfondita, è stata effettuata alla fine del 2011 dall'Isfol, istituto di ricerca che fa capo al Ministero del Lavoro e che ha tracciato un quadro impietoso dei vecchi uffici di collocamento.

Innanzitutto, va ricordato che oggi soltanto il 3,5% delle assunzioni di disoccupati avviene grazie alle attività dei centri per l'impiego. Le cose non sono migliorate rispetto al passato neppure dopo le riforme del lavoro degli anni '90 (il pacchetto Treu e la legge Biagi). Anzi, la situazione è addirittura peggiorata poiché, fino al 1997, la quota di assunzioni negli uffici di collocamento era più alta di oggi, attorno al 3,9%. Per trovare un lavoro in Italia, i canali più gettonati sono ancorale segnalazioni di amici, parenti e conoscenti o il passa-parola (che contribuiscono al 35% circa delle assunzioni), seguono le auto-candidature spontanee (17% circa dal 2003 in poi), i concorsi pubblici (8% circa) e le agenzie di collocamento private (5% negli ultimi 10 anni).

Non va dimenticato, poi, che i servizi dei centri per l'impiego risultano ben poco utili alla categoria di lavoratori che il governo Letta vuole tutelare, cioè i giovani, soprattutto quelli con un titolo di studio di livello medio-alto . Soltanto l'1,3% dei laureati, infatti, riesce a trovare lavoro attraverso gli ex-uffici di collocamento, mentre tra i giovani (con qualsiasi qualifica) la quota è del 2,7%, al di sotto della media delle altre fasce di popolazione. Queste percentuali ridotte al lumicino hanno probabilmente una ragion d'essere ben precisa: i 553 centri per l'impiego pubblici attivi in Italia devono gestire una mole enorme di disoccupati (nel 2010 la media era di oltre 3.500 persone a caccia di lavoro, per ogni ufficio). In tutte le strutture ci sono pochi operatori dedicati, cioè pochi funzionari che hanno il compito studiare dei percorsi professionali personalizzati per ogni candidato. Si tratta in totale di meno di 9mila impiegati che, da soli, devono gestire ben 200-300 disoccupati a testa. In questo sistema scassato, sarà dunque assai difficile far funzionare bene i servizi per l'impiego pubblici a meno che, nei piani contro la disoccupazione giovanile, non vengano coinvolti anche altri soggetti come le agenzie di lavoro private.

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