Economia

Disoccupazione, è boom in Italia e in Europa

Prima il Financial Times, poi le previsioni di Banca d'Italia, infine i dati dell'Ilo. La situazione del lavoro mai così grave. La soluzione? Difficile, ma parte dal limitare l’austerità e sostenere la crescita

Persone in cerca di lavoro a Madrid (Credits: AP Photo/Andres Kudacki)

L'Italia è un paese che sta proteggendo i vecchi dipendenti prossimi alla pensione senza fare quasi nulla per i 600 mila giovani disoccupati che non riescono ad inserirsi nel mondo del lavoro. Parole del Financial Times di oggi che cadono nel giorno in cui viene dato il via libera agli ultimi ritocchi alla riforma del lavoro (qui tutto sulla Legge Fornero ), e in cui la Banca d'Italia ha annunciato come la recessione non finirà prima del 2013 quando il tasso di disoccupazione nel nostro Paese si porterà al di sopra dell'11%."La riforma non ha fatto altro che penalizzare i giovani" scrive il quotidiano. E le previsioni, infatti, gli danno ragione.

Bankitalia, ma non solo. Gli economisti dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo – International Labour Office ) nel rapporto dal titolo “La crisi dell'occupazione nell’Eurozona: tendenze e risposte politiche ” lo dicono chiaramente: nei prossimi quattro anni i disoccupati nella zona euro potrebbero raggiungere quota 22 milioni, con un aumento di 4,5 milioni rispetto agli attuali 17,4.

Il dito viene puntato senza se e senza ma sulla politica, che ricorre solo a tagli e a misure drastiche che colpiscono i cittadini e che fanno prevedere una prolungata recessione. La richiesta, invece, è quella di dare vita a una strategia coordinata di crescita economica. “Se non si prendono misure mirate per aumentare gli investimenti nell’economia reale, la crisi peggiorerà e la ripresa dell'occupazione non decollerà mai”, ha sottolineato il direttore generale dell’Ilo, Juan Somavia.

Dal 2010, la disoccupazione è cresciuta in più della metà dei 17 paesi della regione e i giovani sono quelli che pagano il conto più alto: oltre 3 milioni tra i 15 e i 24 anni sono disoccupati. Più di un terzo delle persone in età da lavoro sono disoccupate o escluse dal mercato del lavoro e la disoccupazione di lunga durata è in crescita. Se sono i paesi dell’Europa del Sud a pagare il dazio più alto, anche le economie più forti non possono dormire sonni tranquilli e “l’intera economia globale rischia di essere contagiata”.

“Abbiamo bisogno – spiega Somavia - di un consenso globale che ci conduca a un nuovo modello di globalizzazione e di crescita ricca di occupazione. Le Nazioni Unite, le Istituzioni di Bretton Woods e il G20 hanno la responsabilità di guidare questo percorso”. Tra le soluzioni proposte dall’Ilo c’è il puntare sui giovani e soprattutto smetterla con le misure di austerità che rischiano di essere solamente una “trappola”. Secondo gli economisti dell’agenzia delle Nazioni Unite, c’è una crescente consapevolezza che un approccio basato rigidamente sull'austerità fiscale colpisce l’occupazione e al tempo stesso non riesce a ridurre i deficit dei conti pubblici in modo significativo.

Le economie che invece hanno una strategia più orientata alla crescita mostrano una migliore performance in termini di posti di lavoro, investimenti e stabilità finanziaria. L'Ilo raccomanda, come via d’uscita, di “riparare il sistema finanziario a condizione che riprenda a dare credito alle Pmi, facendo pagare agli azionisti i costi dei salvataggi, di promuovere investimenti e dare sostegno a chi cerca lavoro, in particolare i giovani e risolvere il problema delle differenze di competitività all’interno dell’Eurozona”.

I giovani sono, secondo il rapporto, un punto di svolta fondamentale per fare fronte alla disoccupazione. L’idea sarebbe quella di creare un sistema di “garanzia per i giovani ” con un costo stimato inferiore allo 0,5 % del pil dell’eurozona. Per finanziarlo, si potrebbe ricorrere ai fondi strutturali europei e alla mobilitazione di risorse della Banca Europea degli investimenti.

Esistono quindi spiragli per far fronte a una situazione a dir poco drammatica, ma anche in questo rapporto viene evidenziata la necessità urgente di una strategia di crescita europea incentrata sull’occupazione e sulla limitazione delle politiche di austerità. Ma secondo l’Ilo, “la finestra di opportunità si sta chiudendo”. Ovvero, non c’è più tempo da perdere.

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