Imu-Bankitalia, tutto il decreto in tre mosse

Convertito in legge alla Camera grazie alla "ghigliottina" applicata dalla presidente Laura Boldrini: ecco cosa prevede il provvedimento sulla seconda rata della tassa sugli immobili e l’assetto societario della Banca centrale

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Il decreto Imu-Bankitalia cancella la seconda rata dell'Imu 2013 e fissa le nuove disposizioni sulla Banca d'Italia.

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Vediamo quali sono i tre principali provvedimenti contenuti all’interno del decreto in questione. Innanzitutto viene confermata l’abolizione della seconda rata dell’Imu sulle abitazioni principali, ad esclusione delle case di lusso, così come promesso da tempo dall’esecutivo. Unica coda amara sarà la cosiddetta mini Imu che in contribuenti sono chiamati a pagare entro il prossimo 24 gennaio e che genererà un gettito per il quale non è stato possibile trovare nessuna copertura.

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Copertura che appunto è stata invece trovata per tutto il resto e che arriverà da un aumento degli acconti di Irap e Ires. E’ proprio questo il secondo pilastro fondamentale del decreto Imu-Bankitalia. Si incrementa infatti al 128,5 per cento l'acconto Ires e Irap, per il periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2013, per gli enti creditizi e finanziari, per la Banca d'Italia e per le società e gli enti che esercitano attività assicurativa. Per gli stessi soggetti si dispone inoltre che, per il periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2013, all'aliquota Ires, del 27,5%, si applichi una addizionale di 8,5 punti.

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Una terza e decisiva parte del decreto è infine rivolta al nuovo assetto che dovranno avere le quote di partecipazione a Banca d'Italia. In particolare, tra le altre cose, si stabilisce la riduzione dal 5 al 3% della quota massima del capitale di Bankitalia che ciascun partecipante può possedere, direttamente o indirettamente. E’ stata poi prevista  l’estensione da 24 a 36 mesi del periodo di adeguamento durante il quale per le quote di partecipazione nell'istituto di via Nazionale eccedenti la soglia del 3% non spetta il diritto di voto ma sono riconosciuti i relativi dividendi. Inoltre è stato stabilito che il Consiglio superiore della Banca d'Italia potrà avere diritto di veto sui nuovi soci.    

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