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Economia

Crisi della Spagna. Le colpe dell’Europa (Germania compresa)

La speculazione immobiliare, esplosa in bolla, è stata alimentata anche da capitali europei. Ecco come si è arrivati alla crisi spagnola secondo Pier Carlo Padoan

Una manifestante a Madrid con il cartello "Bankia è la bestia" (Credits: AP Photo/Emilio Morenatti)

Prima della crisi la Spagna veniva citata come un’economia modello ad alta crescita e basso debito pubblico. Oggi è in recessione, con un sistema bancario molto indebolito e un debito pubblico elevato. Se non risolverà i suoi problemi, potrebbe estendere il contagio ad altri paesi dell’Unione monetaria. Negli anni prima della crisi la crescita è stata spinta in gran parte dall’immobiliare, dove si è sviluppata una bolla speculativa, alimentata da capitali provenienti da altre parti della zona euro, Germania compresa.

Questo modello ha nascosto la perdita di competitività dell’export, danneggiato anche da un mercato del lavoro rigido e incapace di offrire occupazione ai giovani. La recessione ha messo a nudo l’insostenibilità di un meccanismo basato sull’indebitamento crescente (molto simile a quello degli Stati Uniti).

Oggi la Spagna si trova allo stesso tempo ad affrontare problemi strutturali e di finanza pubblica, e la crisi bancaria. È indispensabile fare trasparenza sullo stato dei bilanci delle banche e immettere capitale in quelle che possono camminare da sole. Occorre rendere sostenibile la finanza pubblica e porre sotto controllo la spesa dei governi locali. Da ultimo, ma non ultimo, vengono le riforme strutturali, nei mercati del lavoro e in quello dei prodotti, dove più concorrenza è necessaria per stimolare gli investimenti produttivi e non quelli speculativi.

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