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Crisi, dal Vertice Europeo ora arrivino i dettagli. Perché saranno quelli a fare la differenza

Da chiarire: la gestione del fondo salvastati, i soggetti coinvolti, i tempi

Folla davanti alle negoziazioni del listino spagnolo dopo il primo giorno del vertice di Bruxelles (Credits: EPA/J.J. GUILLEN)

AAA cercasi Eurostato disperatamente. Alla fine alle prime luci dell’alba sono state sciolte le riserve. L’Europa si è svegliata dall’incubo di finire giù, in fondo al precipizio. Dopo una lunga notte di lavoro, è stata trovata la quadra . L'Eurogruppo ha dato il via libera alle regole per la stabilità finanziaria della zona euro. Avrà il suo meccanismo anti-spread. Sarà implementato a brevissimo, entro il 9 luglio. Avrà la ricapitalizzazione diretta delle banche da parte del fondo europeo salva Stati. Sarà sul fronte spagnolo che verrà testato. Lì l’Esm non farà più distinzioni fra creditori.

Risultato: le Borse festeggiano, gli spread si riducono. Eppure sgombrare il campo dagli equivoci resta ancora un’altra storia. Mancano i dettagli, avvertono gli economisti interpellati da Panorama.it. C’è quindi poco da rallegrarsi. Proprio lì recita un proverbio inglese, si nasconde il diavolo.

Nulla da stanotte sarà più come prima. I capi di Stato e di governo riuniti a Bruxelles hanno deciso di rimettere sull’off l’interruttore dell’allarme rosso. Hanno iniziato dalle banche: potranno presto essere ricapitalizzate direttamente dal fondo salva Stati sotto certe condizioni e avere un'unica sorveglianza, con il pieno coinvolgimento della Bce.

Come spiega Luca Mezzomo, capo economista di Intesa Sanpaolo, la condizione principe che renderà concreta questa novità si gioca attorno all’unione bancaria europea. “Si tratta di un processo che porterà la Bce a rivestire un ruolo centrale nel processo di vigilanza sugli istituti continentali, compresi quelli tedeschi, quindi i prestiti emessi dall’ESM diventeranno una sorta di obbligazioni bancarie”.

La seconda pietra miliare l'ha posta Mario Monti. La sua proposta bollata "tachipirina" è passata. I paesi che si comporteranno bene potranno usare il fondo Efsf-Esm per assicurare i mercati. Sulle modalità di come tutto questo avverrà però si brancola nel buio. Come osserva Mario Deaglio, ordinario Politica economica presso l'Università di Torino, intanto è positivo ci sia stato lo scambio tra Germania e altri paesi: la prima ha ceduto sul fronte di mettere a disposizione dei fondi, ma a patto che i paesi che ne beneficiano siano su un terreno virtuoso. “Molto probabilmente l'utilizzo dei fondi sarà subordinato a una richiesta da parte di chi ne ha necessità, ossia non sarà un meccanismo che scatta in automatico”, azzarda Mezzomo.

In altre parole i Paesi interessati dovranno firmare una sorta di "lettera di intenti", che porrà un’aurea di condizionalità leggera. Essenziale sarà capire se sia stato o meno previsto anche un possibile coinvolgimento della Bce. Se questa eventualità non fosse contemplata, vorrebbe da dire che ci risiamo, che le risorse disponibili di fronte alla crisi sono ancora limitate. Lo dice Richard Mc Guire, alla guida del team di fixed income di Rabobank: “La potenza di fuoco a disposizione dei fondi di salvataggio pari a 500 miliardi di euro è limitata considerando che 100 sono già stati stanziati per il salvataggio delle banche spagnole e di Cipro e che 300 serviranno per le emissioni di Spagna e Italia. In casa resta ben poco".

"È probabile che alla fine questo limite dovrà essere alzato se non addirittura moltiplicato tramite una licenza bancaria all'Esm", è la conclusione dello strategist. Perché questo accada "il mercato dovrà porre una nuova pressione sui policy-maker dell'Eurozona". Da stamattina, ore 10,30, loro i capi di Stato sono di nuovo lì seduti attorno al tavolo. Le Borse stamattina gli hanno dato uno zuccherino.

La verità è che li aspettano al varco. Di nuovo. Lunedì si conosceranno i dettagli, quali sono i ruoli delle singole autorità, a iniziare da quello dei fondi salva-stati e della Bce. E l’imperativo resta sempre lo stesso: vietato passi falsi .

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