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Crisi, Angela Merkel cede e apre la porta al fondo salva-stati

La proposta di Monti di permettere all'ESM o all'ESFS di acquistare bond dei Paesi in difficoltà raccoglie consensi. Ma il tempo stringe.

La cancelliera tedesca Angela Merkel (Credits: AP Photo/Markus Schreiber)

Lo hanno definito una tachipirina. In barba a tutti, sui tavoli delle trattative dei leader di mezza Europa lui promette di non essere una panacea. È mister fondo salva Stati. Potrebbe ritagliarsi il ruolo da protagonista nella storia infinita della crisi sovrana, se riuscirà a sgretolare il famoso muro di gomma costruito da Frau Merkel. “Anche se non ci sono piani concreti in questo senso, l’ipotesi c’è”, ha ammesso qualche ora fa la cancelliera tedesca.

Poche parole, che danno speranza ai mercati. Per gli esperti interpellati da Panorama.it è però meglio trattenere il fiato. “Permettergli di acquistare sul mercato i titoli di Stato dei Paesi in difficoltà sarebbe un toccasana”, riconosce Lyn Graham-Taylor, strategist di Rabobank. Significherebbe giù gli spread, giù i rendimenti, giù le tensioni. Peccato che per farlo funzionare dovrebbe essere foraggiato dalla Bce. Subito e in maniera illimitata. E qui viene il difficile. Trattasi di un tabù arduo da spezzare, anche se in gioco dovesse esserci la tenuta dell’Italia .

Nel mare magnum delle riunioni top secret a Los Cabos è stato il premier italiano, Mario Monti, a rompere le fila. Ha chiesto forte e chiaro di imbastire un meccanismo anti-spread per battere la speculazione. Una volta per tutte. Quell’idea col passare dei giorni ha trovato la sponda del presidente francese Francois Hollande e del leader spagnolo, Mariano Rajoy. Ora da convincere resta lei Lady Nein, anche se in realtà nelle ultime ore qualcosa è cambiato.

La cancelliera tedesca Merkel ha, infatti, riconosciuto che "l'acquisto di titoli di Stato fa parte delle opzioni dell'Efsf e dell'Esm, ma non è al centro delle discussioni, non ci sono piani concreti di cui io sia a conoscenza". Come dire: la strada da fare è ancora tanta, e in salita. “Resta il fatto - osserva Angelo Drusiani, gestore di Albertini Syz – che si tratta di un’idea interessante: assomiglia a quello che fanno Federal Reserve, Bank of England o la Bank of Japan quando decidono di difendere i loro titoli di Stato. E se dalle ipotesi di scuola si passerà alla realtà aiuterebbe a calmierare la situazione”.

Oltre alla Germania aggiunge alla lista dei Paesi sui cui fare opera di persuasione la Finlandia Lyn Graham-Taylor, strategist di Rabobank basato a Londra, convinto che siano due gli scogli da affrontare. “Intanto è necessario fare una distinzione tra l’ESM e l’ESFS: il primo è finanziato dalla Bce e scava un solco tra creditori privilegiati: nel caso d’insolvenza di uno Stato debitore prima sarebbe rimborsato Francoforte poi tutti gli altri, mentre al secondo contribuiscono con diverse quote fra loro i vari Paesi dell’Unione europea e non fa distinzioni tra creditori”.

Nel recente salvataggio spagnolo aver chiamato in causa l’European Stability Mechanism ha alimentato nuove tensioni: chi ha sottoscritto Bonos (i titoli di stato spagnoli, ndr) si è visto "declassato" dalla Bce e ha richiesto quindi un maggiore rendimento, contribuendo ad alimentare di fatto la speculazione. “Dovrebbe essere rimossa la clausola della subordinazione”, azzarda l’esperto, segnalando che “resta il fatto che poi entrambi contano oggi su risorse limitate”. Dettaglio di non poco conto in quanto Monti&Co. sanno che il loro progetto assume una validità solo nel momento in cui l'Eurotower potrà contare su una potenza di fuoco illimitata. E domani c'è da giurarci qualcuno tirerà fuori il pallottoliere.

Tempo 24 ore e dalla Spagna dovrebbe, infatti, arrivare la richiesta ufficiale per accedere al prestito per ricapitalizzare le sue banche e forse alzerà bandiera bianca anche Cipro. A Roma a monitorare la situazione saranno schierati in quattro: il premier italiano, Hollande, Rajoy e Merkel. A tutti è chiaro che è necessario spegnere l’incendio spagnolo, prima che si propaghi all’Italia. “Permettere al fondo di poter contare sulla Bce da subito e in maniera illimitata appare arduo”, ribattono gli economisti.

Si tratta di un tabù di quelli capaci di riscrivere la storia. Difficile da spezzare. Prima di farci troppo male.

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