Lavoro

I contratti a termine di Poletti: dieci cose da sapere

Come cambieranno da giugno le assunzioni a tempo determinato, dopo le modifiche al decreto sul lavoro

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Ancora cambiamenti per il Decreto Poletti, che rende più flessibili le regole sui contratti di lavoro a tempo determinato. Il governo ha presentato 8 emendamenti che danno un nuovo impianto al testo del provvedimento. Ecco, di seguito, come cambiano le regole sulle assunzioni a termine, dopo le ultime modifiche apportate dall'esecutivo, che dovrebbero essere approvate una dopo l'altra entro qualche settimana, senza stravolgimenti.

CONTRATTI A TERMINE: COSA CAMBIA

LA CAUSALE

Come previsto dal testo originario, scompare l'obbligo della causale. I datori di lavoro non dovranno più indicare la motivazione specifica per cui il dipendente è stato assunto con un contratto a termine e non in maniera stabile.

LA DURATA

L'assunzione a termine senza causale potrà durare sino a un massimo di 36 mesi, cioè tre anni. Con le regole attualmente in vigore, la libertà di stipulare un contratto a tempo determinato vige invece soltanto per i primi 12 mesi. Poi, dal secondo anno in poi, il datore di lavoro oggi è obbligato a indicare la causale (da giugno, se il Decreto Poletti non verrà modificato, quest'ultimo vincolo scomparirà del tutto).

I CINQUE RINNOVI

Nel corso dei tre anni di validità del contratto a tempo determinato, un'assunzione che giunge alla scadenza potrà essere rinnovata anche per brevi periodi, per un numero massimo di 5 volte (nel testo originario il limite era di 8 volte).

IL TETTO DEL 20%

La quantità di dipendenti assunti in un'impresa con un contratto a tempo determinato non potrà superare il 20% dell'intera forza lavoro impiegata nell'azienda.

LE SANZIONI

Se il datore di lavoro non rispetta il tetto del 20% e assume con un contratto a termine un numero maggiore di dipendenti, dovrà pagare una sanzione in denaro (ma non sarà obbligato, come previsto in precedenza, ad assumere stabilmente i lavoratori inquadrati in maniera irregolare). Se il numero degli addetti a tempo determinato supera il 20% ma resta entro il 21% dell'organico, la “multa” a carico dell'impresa sarà pari al 20% dello stipendio dei dipendenti in eccesso. In caso di sforamento oltre il 21%, la sanzione salirà al 50% delle retribuzioni.

GLI ENTI DI RICERCA

Il limite del 20% non si applica alle assunzioni effettuate dagli enti di ricerca che, per l'attività particolare che svolgono, secondo il governo hanno bisogno di maggiore flessibilità.

LE REGOLE PER LE PMI

Stesso discorso per le piccole e medie aziende (pmi). Anche le imprese con meno di 5 addetti non saranno sottoposte al vincolo del 20% per le assunzioni a tempo determinato.

I CONTRATTI IN CORSO

Entro il prossimo 31 dicembre, le aziende dovranno adeguarsi alle nuove norme del Decreto Poletti anche per le assunzioni a termine già in corso. Il tetto del 20% per i contratti in essere non scatterà soltanto se gli accordi collettivi nazionali di lavoro applicati nell'azienda stabiliscono norme diverse.

LE DONNE IN MATERNITA'

Il diritto di precedenza nelle assunzioni per le donne in gravidanza dovrà essere espressamente indicato nel contratto a termine da stipulare.

L'ITER IN PARLAMENTO

Dopo gli ennesimi aggiustamenti del governo, il Decreto Poletti dovrà affrontare il voto nell'aula del Senato e poi tornare alla Camera per l'approvazione definitiva, con le modifiche. La scadenza del provvedimento, che sulla carta è già operativo, è fissata al 19 maggio. Entro questa data, il decreto dovrà cioè essere convertito definitivamente in legge.

IL JOBS ACT

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