Lavoro

Contratti a termine e apprendistato: così Giovannini vuol ritoccare la riforma Fornero

Le idee del nuovo ministro del lavoro per togliere un po' di vincoli alle assunzioni flessibili

Il ministro del lavoro, Enrico Giovannini (credits:Matteo Bazzi/Ansa)

Contratti a termine, apprendistato, collaborazioni con partita iva, cassa integrazione in deroga e lotta alla disoccupazione. Sono tanti gli argomenti che il ministro del lavoro, Enrico Giovannini , porterà domani sul tavolo del previsto incontro con i sindacati. L'obiettivo è discutere sulle misure più urgenti per far ripartire l'occupazione, soprattutto tra i giovani, dove il tasso dei senza-lavoro si avvia verso il 39-40%. I temi caldi del vertice, che interessano le prime misure messe in agenda dal governo Letta, saranno però le possibili modifiche alla riforma Fornero, cioè l'ultima legge sul lavoro approvata dal governo Monti.

LA CAPORETTO DEI CONTRATTI PRECARI

LA LEGGE FORNERO E LA DISOCCUPAZIONE

Nata con l'obiettivo di incentivare l'occupazione stabile, la riforma Fornero ha introdotto però alcuni vincoli sui contratti di lavoro flessibili, giudicati troppo stringenti in questa fase di crisi economica, dove le occasioni di impiego sono merce rara sul mercato. Per questo, il governo Letta sembra intenzionato a rimuovere alcune regole contenute nell'ultima legge sul welfare, anche se il ministro Giovannini ha già detto di voler procedere col bisturi, per non stravolgere una riforma che, bene o male, ha raggiunto anche qualche risultato, tra quelli che si era prefissata. Ecco, nello specifico, quali proposte potrebbe avanzare domani l'esecutivo.

CONTRATTI A TERMINE

La legge Fornero ha aumentato il periodo di tempo che deve trascorrere tra la scadenza di un contratto di lavoro temporaneo e il suo successivo rinnovo. Fino all'anno scorso, questo intervallo era breve (10-20 giorni) ed è stato innalzato dalla riforma a 60-90 giorni (anche se i contratti collettivi di categoria possono stabilire regole diverse). Il governo potrebbe ridurre nuovamente l'intervallo a 20-30 giorni, anche se in via esclusivamente transitoria, allo scopo di non mettere a rischio il rinnovo di molti contratti temporanei in scadenza nei prossimi mesi. Nello stesso tempo, sempre per agevolare la flessibilità, potrebbe essere allungato il tetto di 12 mesi entro il quale oggi le aziende possono assumere personale con un contratto a termine, senza indicare la motivazione specifica che sta alla base del rapporto. Su quest'ultima proposta, però, i sindacati potrebbero fare opposizione.

APPRENDISTATO

Pure su questo fronte, la legge Fornero ha introdotto nuovi vincoli. In particolare, un datore di lavoro deve assumere e confermare almeno il 50% degli apprendisti alla fine del periodo formativo, pena la perdita delle agevolazioni previste dalla legge (cioè la possibilità di reclutare altre persone con i contratti di apprendistato). Le norme volute dal governo Monti sono già state ammorbidite in Parlamento nella scorsa legislatura e, fino al 2015, l'obbligo di assunzione degli apprendisti è limitato al 30% di quelli in organico. Anche questo vincolo, però, potrebbe essere eliminato completamente dall'attuale governo e rimpiazzato da degli incentivi che favoriscono la stabilizzazione dei giovani. Potrebbero inoltre essere snellite, sburocratizzate e meglio definite alcune regole riguardanti gli obblighi di formazione (training on the job) che i datori di lavoro hanno nei confronti dei giovani apprendisti.

COLLABORAZIONI

La riforma del lavoro del governo Monti ha introdotto dei vincoli stringenti per per le collaborazioni a progetto o con partita iva, che hanno come committente un'unica azienda (e che, di fatto, nascondono spesso dei veri e propri rapporti di lavoro dipendente, privi delle dovute garanzie). I sindacati saranno probabilmente contrari a rimuovere molte di queste regole e anche il ministro Giovannini non sembra disposto a fare modifiche radicali. Diversa è invece la posizione delle imprese e anche del mondo del lavoro autonomo, che giudicano eccessivi alcuni vincoli come quelle che equiparano le collaborazioni flessibili alle assunzioni stabili a tempo indeterminato, se ricorrono certe condizioni (per esempio quando i collaboratori operano quasi esclusivamente per una sola impresa ma non ricevono dei compensi minimi).

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