Economia

Competere per territori, la ricetta di Adler

L'azienda fornitrice del gruppo Fiat ha preparato uno studio che confronta la produttività di Pomigliano d'Arco con quella di uno stabilimento polacco. Risultato: i costi di produzione sono superiori del 30% per energia e fisco. Ecco perché agire si può: con un attento studio del territorio

Paolo Scudieri, presidente e amministratore delegato di Adler Plastic (Credits: Ufficio stampa Adler Plastic)

“Al sud non si lavora? L’automotive è in caduta libera? Basta luoghi comuni, scopriamo le carte!”. Paolo Scudieri, presidente e amministratore delegato di Adler Plastic (primo produttore italiano di sistemi per il comfort termico e acustico nel settore automobilistico) lavora alla sua personale “vendetta” da un paio d’anni.

Ha cominciato a girare per le fabbriche con un taccuino in mano, ha cominciato a fare addizioni e sottrazioni tra i costi della produzione delle auto in Polonia e in Italia, ha spuntato le ore di lavoro, il carico fiscale, la spesa energetica e adesso è pronto a presentare l’esito dello studio affidato alla società di ricerca SRM (Studi e ricerche per il Mezzogiorno). “Sono stufo di sentir dire che siamo poco competitivi. I numeri sono fatti e i fatti sono questi” spiega, “Il 16,6 per cento del gettito fiscale della regione Campania proviene dall’automotive e dal suo indotto. In tutto fanno 18 mila posti di lavoro. Con la nuova Fiat Panda, Pomigliano d’Arco è diventato uno stabilimento d’avanguardia e il rapporto tra ore lavorate e rendimento è altissimo. Cosa ci manca, allora? Scontiamo un gap sui costi di produzione pari al 30 per cento. Vuoi per il carico fiscale vuoi per il prezzo dell’energia. Qui bisogna agire”.

Il bello di questo studio, sponsorizzato anche dal Banco di Napoli è che non è destinato a restare chiuso in un file. “Su questa base abbiamo già ottenuto finanziamenti regionali mirati, non più dispersi a pioggia non si sa bene come e con quali risultati. In più, stiamo già trattando un accordo con regioni limitrofe come la Basilicata per avere energia a basso costo. Un modo per valorizzare i nostri vantaggi competitivi e convincere gli investitori a non spostarsi altrove”.

In poche parole: là dove manca un patto per lo sviluppo nazionale, potrebbe riuscire il patto per la competitività tra i territori. Alla ricerca di soluzioni sinergiche per ammorbidire l’impatto del carico fiscale e del costo del lavoro. “Sarebbe la chiave di volta. Rilanceremmo la ricerca, rendendo ancora più appetitoso il nostro know how e potenziando l’indotto” continua l’amministratore delegato. Un know how già di tutto rispetto, visto che auto e aerospazio in Campania generano già 1,4 miliardi di di valore aggiunto per un totale di 22.153 posti di lavoro.

Adler è un colosso da 900 milioni di fatturato, che conta 7 poli di ricerca e 55 stabilimenti in 18 Paesi. E con tale curriculum Scudieri non può certo essere tacciato di localismo. “Mi piace chiamare le cose con il loro nome. E dire che il sud è e può essere più competitivo non significa che io non partecipi all’evoluzione del mercato globale”. La riprova è il nuovo centro di ricerca sulla riciclabilità e l’ecosostenibilità dei materiali che Adler inaugurerà all’inizio del 2013 in Quebec: 8 milioni di investimento, veicolati in Canada per le sinergie tecnologiche da sviluppare sul continente americano “ma soprattutto per la rapidità di realizzazione dei progetti rispetto all’investimento”.

In Italia, purtroppo, non è la tessa cosa. “Ma vedremo”. Scudieri è un simpatico cocciuto. Che nel bel mezzo del braccio di ferro economico tra Italia e Germania e del dibattito sulla “svendita” della nostra manifattura si è comprato il gruppo tedesco HP Pelzer Holding, suo concorrente diretto specializzato nella produzione di componenti e sistemi per l’insonorizzazione acustica dei veicoli.  “Oggi siamo il secondo player in assoluto del settore, ma non avremmo mai raggiunto questo risultato se avessimo agito da soli” spiega Scudieri. “In realtà abbiamo cercato di fare sistema con quello che l’Italia mette a disposizione: Simest, la banca d’affari pubblico privata che sostiene questo genere di operazioni”.

Si fa un gran parlare del sistema finanziario francese, testa d’ariete per lo shopping compulsivo di aziende all’estero “ma anche in Italia esistono strumenti che, pur perfezionabili, spesso siamo noi a non essere in grado di usare”. Il gruppo Adler e Simest hanno costituito una nuova società, rispettivamente con il 51,4 e il 48,6 per cento, che ha finalizzato l'acquisizione con un equity di 14,6 milioni di euro a cui si aggiunge un finanziamento soci alla Pelzer per 45 milioni sostenuto da un prestito di Unicredit e Intesa Sanpaolo. L’acquisto del 48 per cento residuo del capitale dell'azienda tedesca infine, si perfezionerà nella prossima primavera. “Io credo che presentando dei veri e propri progetti stretegici si possa superare anche la stretta del credito “conclude Scudieri “chiamando in causa le banche come partner e non soltanto prestatrici di denaro”.

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