Economia

Centromarca, l'aumento dell'Iva sarebbe solo un disastro

Aumenterebbe l'inflazione, scenderebbero consumi e investimenti. Il pil italiano perderebbe 6 miliardi. E le attese del Governo verrebbero in parte vanificate

Il settore alimentari risentirebbe più di altri dall'aumento dell'Iva di autunno (Credits: Andrea D'Errico/LaPresse)

Non c'è dubbio. L'aumento iva previsto per a partire da ottobre va assolutamente scongiurato. E il motivo è semplice: il passaggio dal 10% al 12% e dal 21% al 23% delle aliquote previsto nel decreto Salva Italia, determinerebbe un'incremento dell'inflazione superiore al 3% sia nel 2013 sia nel 2014 e un aumento medio dell'1,2% dei prezzi dei prodotti alimentari e dell'1,8% dei non alimentari con una flessione dei consumi dello 0,6% e dello 0,9%.

I numeri li ha forniti oggi Luigi Bordoni, presidente dell'ufficio studi di Centromarca, e sono il frutto dell'analisi di Ref Ricerche (in fondo all'articolo il documento integrale). Più in generale "a fine 2012 avremo i consumi in calo del 2,5% con l'inflazione al 3,1%" ha dichiarato Bordoni. "In queste condizioni l'innalzamento dell'imposta indebolirebbe ulteriormente la domanda con effetti negativi anche sul gettito fiscale".

Detto in altri termini: i 13 miliardi di nuove entrate derivanti dall'aumento del gettito Iva, sarebbero contrastati da un calo dei consumi nell'ordine dei 6 miliardi, pari a 250 euro all'anno per famiglia di cui 29 per la componente alimentari e 220 per la componente non alimentari. A sua volta, riduzione della crescita, significa riduzione degli investimenti delle imprese e quindi un calo del prodotto interno lordo italiano anch'essa vicina ai 6 miliardi. Con un impatto anche sulla forza lavoro calcolata in circa 100 mila unità.

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