Tasse

Catasto, ecco perché bisogna riformarlo

La richiesta è stata lanciata da Attilio Befera, che ha definito inique le attuali rendite

Attilio Befera, direttore dell'Agenzia delle entrate (Credits: Imagoeconomica)

Gli effetti pesanti che le rendite catastali possono avere sulla nostra vita quotidiana abbiamo imparato tutti a conoscerli da circa un anno. Da quando in effetti gli esborsi per la nuova tassa sugli immobili, la tanto vituperata Imu , sono arrivati a livelli prima sconosciuti con la vecchia Ici. Cosa è successo? E’ accaduto, come tutti ben sanno, che il governo precedente guidato dal presidente Monti, contestualmente all’introduzione della nuova imposta sulle abitazioni, stabilì che il coefficiente di rivalutazione da applicare alla rendita lievitasse fino al 60%. Una scelta che ovviamente ha incrementato notevolmente il valore degli immobili facendo proporzionalmente aumentare di molto l’Imu stessa. Ora però, una fonte molto autorevole dice che in effetti questo meccanismo che fa capo appunto al catasto non funziona correttamente, o meglio, crea delle enormi iniquità.

La fonte in questione è Attilio Befera, il direttore dell’Agenzia delle entrate, la voce più indicata a intervenire su questioni di questo tipo. Una precisazione quella di Befera che da una parte è servita innanzitutto a chiarire, per parte sua, che la colpa degli elevati esborsi dell’Imu non è da imputare certo all’Agenzia delle entrate, quanto ad una normativa sul catasto che andrebbe profondamente rivista. E le ragioni sono presto dette. Veniamo qui alla seconda conseguenza delle parole di Befera. Il direttore dell’Agenzia ha messo infatti in rilievo una sproporzione fin troppo sottovalutata, ma che una grossa fetta di cittadini vive sulla propria pelle.

MA QUANTE TASSE PAGHIAMO?

In base infatti a vecchie rendite catastali, che fanno capo ad un catasto che dalla sua istituzione, nel lontano 1939, sostanzialmente non è stato mai riformato, ci sono vecchie abitazioni dei centri storici che presentano quozienti inferiori a quelli di nuove costruzioni realizzate magari in periferia e che fanno invece i conti con rendite già aggiornate. Un meccanismo infernale che l’aumento del coefficiente al 60% imposto dal governo Monti non ha fatto altro che aggravare rendendolo se possibile ancora più iniquo. Infatti l’aumento è stato spalmato e generalizzato, ma in nessun modo si è intervenuti sulle rendite sottostanti, che sono la vera materia da riformare e rivedere. Parola di Befera.

Tra l’altro, le incongruenze non si manifestano solo sul fronte del pagamento dell’Imu. Molte agevolazioni sociali legate a prestazioni fornite dal nostro welfare infatti, spesso fanno riferimento all’Isee, sul quale a sua volta influisce proprio il patrimonio immobiliare . Ebbene, la stima di quest’ultimo si fa sempre in base alle rendite catastali e quindi ancora una volta si possono creare veri e propri paradossi tra chi possiede case di pregio e però con rendite basse e dunque usufruisce di una serie di servizi, e chi invece con la propria modesta nuova abitazione, si ritrova escluso da qualsiasi graduatoria.

E’ vero dunque che il nuovo sistema di calcolo dell’Imu introdotto da Monti ha portato i valori delle case più vicino a quelli che sono i valori di mercato,  ma quello che manca, secondo le parole stesse di Befera è “una revisione generale del classamento per aggiornare e sperequare i redditi delle singole unità immobiliari e di conseguenza si è prodotto nel tempo un progressivo scollamento tra la realtà dei valori catastali e i valori del mercato immobiliare. L’insieme delle distorsioni ha effetti sul livello di equità della tassazione”. Parole tecniche, che esprimono un disagio sociale ed economico diffuso e reale. E ovviare a questa situazione, qualora il governo decidesse opportunamente di intervenire, non sarà semplice, anche perché dovrà avvenire in modo graduale. Secondo Befera infatti potrebbero volerci anche cinque anni per procedere ad una riforma completa del catasto. Un intervento che però ormai appare quanto mai necessario.

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