Economia

Caprotti batte i figli in Tribunale

Il patron di Esselunga nel 1996 aveva intestato la nuda proprietà delle azioni del gruppo ai tre figli, salvo togliergliela nel 2011. Ora la questione è nelle mani dei Tribunale di Milano. Ma intanto un arbitrato ha dato ragione a Caprotti senior

Bernardo Caprotti, patron di Esselunga (Credits: Gian Mattia D'Alberto - LaPresse)

Bernardo Caprotti ha ragione: le azioni del gruppo della grande distribuzione alimentare, Esselunga, sono sue. Ai figli non spetta assolutamente nulla. Si è risolto così il primo round della contesa famigliare finita in Tribunale all'inizio di quest'anno e che vede schierati contro padre e figli (Giuseppe e Violetta).

QUI L'INTERVISTA DI PANORAMA A BERNARDO CAPROTTI

Il pomo della discordia è la proprietà delle azioni del gruppo da 6,6 miliardi di fatturato. Nel 1996 Bernardo Caprotti ne aveva intestato la nuda proprietà (posseduta attraverso Supermarkets italiani, la holding che controlla tutto il gruppo) ai tre figli Giuseppe, Violetta e Marina Sylvia (quest'ultima non ha aperto alcun contenzioso contro il padre). Nel 2011, dopo anni di contrasti con i primi due figli (soprattutto con Giuseppe uscito dall'azienda nel 2004) la decisione di Caprotti padre di riprendersi il 70% delle azioni lasciandone il 30% in una fiduciaria.

I figli si sono opposti chiedendo al Tribunale di Milano il sequestro delle azioni di cui si ritenevano a tutti gli effetti proprietari. Il padre, a sua volta, non era rimasto con le mani in mano e aveva dichiarato "fittizia" l'intestazione delle quote promuovendo un arbitrato per risolvere la questione ribadendo il suo assoluto diritto di gestire le azioni essendone di fatto l'unico reale proprietario. E l'arbitrato gli ha dato ragione.

Ora Giuseppe e Violetta impugneranno il lodo. Mentre a Milano è attesa per il 23 ottobre la prima udienza della causa promossa dai due figli.

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