Economia

Buycott.com: tre ragioni per tenere d’occhio la nuova applicazione

Aggrega, informa e facilita la condivisione: ecco come una piattaforma tecnologica mobile trasforma le scelte di consumo dei singoli in un’arma politica collettiva

Darlene Nipper, vice direttore esecutivo della Task Force Nazionale Gay-lesbica americana annuncia, durante una conferenza stampa nel luglio, dello scorso anno il boicottaggio degli Hotel Hyatt (T.J. Kirkpatrick/Getty Images)

L’arsenale del consumo consapevole si arricchisce di una nuova arma. Buycott.com , infatti, è una piattaforma di battaglia per il consumo critico, perchè permette innanzitutto di aggregare per obiettivi le scelte dei singoli consumatori. Ideata da Ivan Pardo, sviluppatore 26enne di Los Angeles, l’applicazione dà la possibilità a chi si registra di sottoscrivere delle campagne contro o a favore di determinate aziende, a seconda delle loro scelte politiche. Attualmente, sono circa un centinaio le campagne attive e la più popolare, quella che richiede etichette ad hoc per i prodotti Ogm, conta oltre quarantamila iscritti . Ogni utente, inoltre, può proporre una nuova campagna e invitare altri consumatori a unirsi. Ma buycott.com non si ferma qui, anzi. Perchè davanti allo scaffale del supermercato, informa.

Lo smartphone, infatti, “legge” il codice a barre di un prodotto e ne ricostruisce l’albero genealogico, ovvero l’azienda a cui il prodotto fa capo e le sue posizioni politiche. L’applicazione, a questo punto, verifica se il prodotto appartiene a una società oggetto di una delle campagne sottoscritte dall’utente e, nel caso, segnala se l’acquisto è in conflitto con i suoi valori etici. Il database, precisano gli sviluppatori, non è completo. Perchè buycott.com, e questo è un altro punto di forza, è in costante aggiornamento, grazie alle indicazioni degli utenti, proprio come succede con Wikipedia.

Il successo è stato immediato: in pochi giorni dal lancio, Buycott.com ha registrato centinaia di download al secondo, diventando la decima applicazione più cliccata sull’App Store. Gli americani, infatti, sono molto sensibili al potere del consumo, come ricorda  Lawence Glickman, professore dell’University of South Carolina e autore del saggio “Buying power” . “Una delle prime scelte in cui gli americani si sono riconosciuti come nazione e non come coloni è stata quella di boicottare l’acquisto dei prodotti provenienti dalla Gran Bretagna nel 1760».Ma non tutti applaudono alla nuova applicazione. Un editoriale del Wall Street Journal, infatti, lamenta il fatto che boicottaggio sia diventato uno sport nazionale per gli americani. Il rischio per il Paese, secondo l’autore , è di finire prigionieri di gruppi che si boicottano a vicenda: chi sostiene le aziende che difendono i diritti dei gay e chi, dall’altra parte, le attacca per la stessa ragione. 

ll boicottaggio, a ben guardare, non è un’esclusiva dei consumatori, lo dimostra l’attacco a Facebook da parte di alcuni gruppi progressisti come MoveOn.org, Presente.org e Democracy for America che hanno recentemente ritirato le proprie pubblicità dal sito di social networking. I gruppi protestano contro le posizioni della lobby di Facebook FWD.us che, per supportare nuove regole all'immigrazione di talenti high tech, avvalla indirettamente la costruzione di un gasdotto che dall’Alaska attraverserà gli Stati Uniti. Anche le aziende possono boicottare, come il caso di Wikileaks dimostra. Nel 2010, infatti, le società incaricate di processare i pagamenti digitali si sono rifiutate di far arrivare i fondi all’organizzazione guidata da Julian Assange.L'attenzione alle scelte consapevoli, in realtà, è alta in tutto il mondo occidentale. Il Regno Unito non è da meno quando si tratta di boicottaggio: Ethical Consumer, per esempio, tiene traccia di tutte le campagne, elencandole in ordine alfabetico  e fornisce ai consumatori una serie di strumenti per personalizzare la valutazione dell'impatto etico dei propri acquisti. I consumatori, cioè, possono premiare aziende che rispettano l'ambiente o quelle che tutelano i diritti dei lavoratori. 

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