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Barriera anti-spread: ecco perché Olanda e Finlandia si oppongono all'accordo

I governi di Helsinki e dell'Aja non vogliono pagare i debiti dei paesi periferici, ma non hanno i poteri di veto della Germania. Per questo, cercano di sbarrare la strada a Monti

I leader europei riuniti a Bruxelles (Credits:La Presse)

Non bastava la cancelliera tedesca, Angela Merkel, con tutti i suoi veti agli Eurobond . Ora, a giocare il ruolo di guastafeste contro i piani di Mario Monti per salvare l'Europa, ci sono altri due paesi: Olanda e Finlandia, che si oppongono alla proposta del premier italiano di creare una barriera per arginare le impennate dello spread , utilizzando le risorse dell'Esm: il meccanismo europeo di stabilità che fra poco sostituirà il Fondo Salva-Stati .

L'ASSE HELSINKI-L'AJA.

La posizione di Olanda e Finlandia ha una ragion d'essere ben comprensibile: queste due nazioni, come la Germania, hanno i conti abbastanza in ordine (almeno nel caso della Finlandia) e un rating di tripla A. Per questo, non hanno alcun interesse a mettere sul piatto una montagna di soldi per aiutare le nazioni di Eurolandia più indebitate. Tuttavia, a differenza dei tedeschi, gli olandesi e i finlandesi avranno pure un peso molto limitato nelle decisioni dell'Esm e, proprio per questa ragione, cercano già adesso di far naufragare la barriera anti-spread, ancor prima che gli accordi dell'ultimo vertice di Bruxelles vengano perfezionati.

Per capire le posizioni dei vari paesi bisogna però conoscere innanzitutto la proposta di Monti, i cui dettagli devono ancora essere messi a punto. In pratica, di fronte a una eventuale impennata dello spread, l'Esm potrà utilizzare le proprie risorse per acquistare i titoli di stato dei paesi europei in difficoltà, purché i loro governi rispettino la disciplina di bilancio decisa a Bruxelles con gli accordi del fiscal compact . In altre parole, le nazioni  che si impegnano a mettere in atto delle politiche di rigore e ad azzerare il proprio deficit, avranno diritto a essere aiutate (in caso di bisogno) dagli altri membri di Eurolandia.

COME FUNZIONA LA BARRIERA.

Gli interventi anti-spread non saranno però automatici,ma verranno stabiliti dal Consiglio dei governatori dell'Esm, che è formato dai ministri finanziari dell'area-euro e che, di solito, decide con un voto all'unanimità. Tuttavia, per i provvedimenti più urgenti (come appunto l'acquisto di titoli sul mercato contro gli attacchi speculativi) esiste anche una procedura d'emergenza che permette di far passare le decisioni con una maggioranza qualificata dell'85%.

Di conseguenza, alcune delibere dell'Esm potranno essere adottate anche senza il consenso di tutti i membri di Eurolandia. Ed è proprio su questo punto che si gioca la partita tra le autorità di Bruxelles e il nuovo asse Helsinki-l'Aja, creatosi la scorsa settimana. Olanda e Finlandia non hanno infatti alcun potere di veto per bloccare gli interventi anti-spread, poiché il loro peso nel Consiglio dei governatori dell'Esm è molto limitato: non arriva cioè all'8%, in proporzione alla quantità di contributi che i due paesi versano al fondo europeo di stabilità.

LA MERKEL RESTA ARBITRO.

Da qui si capisce bene perché le proposte di Monti sono state invece accolte senza troppo ostruzionismo dalla cancelliera tedesca, Angela Merkel. “In ogni decisione dell'Esm, la Germania manterrà comunque un potere di veto”, fa notare Angelo Baglioni, docente di scienze bancarie, finanziarie e assicurative all'Università Cattolica di Milano. Il voto dei rappresentanti del governo di Berlino (che è il maggior contribuente del fondo europeo di stabilità) pesano infatti per oltre il 27% sulle decisioni finali. Risultato: senza il via libera della Merkel, non sarà comunque possibile raggiungere la maggioranza qualificata dell'85% per far passare gli acquisti dei titoli di stato.

La Germania, insomma, manterrà il potere di veto. Per questo, Baglioni ritiene che gli accordi raggiunti la scorsa settimana a Bruxelles siano stati forse accolti con un eccesso di entusiasmo dai mercati e da molti osservatori internazionali. “Il nuovo meccanismo anti-spread, non comporta nessun sostanziale passo in avanti poiché, a ben guardare, era già previsto nello statuto dell'Esm” , dice il professore, che non nasconde anche un'altra perplessità sulle procedure con cui gli acquisti di titoli di stato verranno messi in atto.

UNA VITTORIA DI PIRRO.

Occorre ricordare, infatti, che le risorse dell'Esm non sono già disponibili in cassa, pronte per essere utilizzate. Il fondo europeo di stabilità emetterà infatti dei titoli obbligazionari sul mercato (garantiti da tutti i membri di Eurolandia) e utilizzerà il ricavato per acquistare le obbligazioni governative dei paesi in difficoltà, in modo da farne risalire i prezzi e arginare le ondate speculative. Con questa complessa procedura, però, si corre il rischio che anche l'Esm (soprattutto in certe fasi particolarmente critiche per i mercati) abbia difficoltà a collocare velocemente i propri titoli, come del resto è già avvenuto in passato per il fondo Salva-Stati.

Infine, sottolinea ancora Baglioni, non si può negare che la proposta della barriera anti-spread somigli molto a quella degli Eurobond, cioè i titoli obbligazionari pan-europei, tanto osteggiati dalla Germania. Anche in questo caso, infatti, si prevede di ritirare dal mercato una parte di bond governativi dei paesi più indebitati, per sostituirli con quelli emessi da un organismo sovranazionale, come appunto l'Esm, a cui partecipano tutti i membri di Eurolandia. Non si capisce dunque perché la Merkel, che tanto detesta gli eurobond, dovrebbe dare il via libera a cuor leggero alla futura barriera anti-spread, senza esercitare il proprio  potere di veto. Nei prossimi vertici europei, insomma, la proposta del premier Mario Monti rischia di rivelarsi una vittoria di Pirro.

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