Economia

American Airlines: gli abbonati che han messo in ginocchio il big dei cieli

Con un pass perpetuo per due (e tanti trucchi) sono costati alla compagnia 1 milione l’anno

Ci sono i frequent flyer e poi c’è gente come Steven Rothstein e Jacques Vroom. Entrambi hanno acquistato biglietti che consentono di viaggiare a vita e senza limiti in prima classe su voli American Airlines. Pass in mano, Rothstein e Vroom hanno viaggiato per lavoro, per piacere o anche per il semplice gusto di volare, evitando lunghe code, senza doversi mai preoccupare delle penali di annullamento e diventando volti familiari per i membri dell’equipaggio.

Entrambi hanno pagato alla compagnia oltre 350 mila dollari per un AAirpass senza limiti e un biglietto companion, che consente di portare un accompagnatore: un investimento che ha completamente cambiato la loro vita. «Non riesco nemmeno a ricordare il momento in cui ho toccato quota 10 milioni di miglia» ha dichiarato Vroom, 67 anni, un simpatico colosso texano che, in base agli ultimi calcoli, è arrivato quasi a quattro volte tanto. Rothstein, 61 anni, ha invece superato i 30 milioni di miglia.

Ma tutte le miglia accumulate da Rothstein e Vroom e dagli altri 64 titolari dell’AAirpass senza limiti hanno ampiamente superato qualunque aspettativa dell’American Airlines. Alcuni anni fa, di fronte ai primi segnali di difficoltà finanziarie, il vettore ha quindi deciso di sottoporre il programma AAirpass a un’attenta valutazione, concludendo che i titolari del pass, tra cui Vroom e Rothstein, costavano all’azienda milioni di dollari di mancati ricavi. È stata quindi creata un’unità specializzata con l’obiettivo di scoprire un’eventuale violazione delle norme e individuare la possibilità di revocare i pass che stavano ormai prosciugando i profitti.

L’American Airlines ha introdotto l’AAirpass nel 1981 con l’obiettivo di incassare milioni di dollari da investire nell’espansione in un periodo in cui i tassi d’interesse erano altissimi. L’AAirpass senza limiti valido a vita veniva venduto a partire da 250 mila dollari. I titolari guadagnavano miglia frequent flyer a ogni volo e diventavano membri a tempo indeterminato dell’Admirals club, la vip lounge della compagnia. Aggiungendo altri 150 mila dollari era possibile acquistare un companion pass. I passeggeri più anziani beneficiavano poi di sconti in base all’età.

«Inizialmente ritenevamo che fosse un prodotto che le aziende avrebbero comprato per i manager» ha dichiarato Bob Crandall, presidente e ceo dell’American Airlines dal 1985 al 1998. «Ma ci siamo presto resi conto che la gente era più furba di noi». I pass senza limiti venivano in gran parte acquistati da ricchi privati. Mike Joyce di Chicago comprò il suo pass nel 1994 dopo avere vinto una causa da 4,25 milioni di dollari in seguito a un incidente stradale. Quest’anno, nell’arco di 25 giorni, Joyce è volato a Londra ben 16 volte (per un valore totale dei biglietti di oltre 125 mila dollari) senza sborsare un centesimo.

Steven Rothstein ama volare fin dagli anni in cui frequentava la Brown University di Rhode Island. Uomo corpulento e dal sorriso cordiale, comprò l’AAirpass nel 1987. Due anni dopo aggiunse un companion pass e da allora si è fatto «prendere la mano» ha dichiarato. Viaggiava quasi tutti i giorni. Se un’amica gli segnalava una nuova mostra al Louvre, Rothstein passava a prenderla a San Francisco in aereo per poi proseguire con lei alla volta di Parigi.

Nel luglio del 2004, per esempio, Rothstein ha effettuato 18 voli per visitare, in alcuni casi anche più volte, Nuova Scozia, New York, Miami, Londra, Los Angeles, Maine, Denver e Fort Lauderdale, in Florida. La complessità di simili itinerari sconcerterebbe la maggior parte dei viaggiatori, ma per i titolari dell’AAirpass, la compagnia metteva a disposizione agenti in grado di risolvere i problemi più complicati: dalle prenotazioni multiple in caso di perdita del volo alla conquista dell’ultimo posto disponibile sull’unico aereo in partenza durante una tempesta di neve. Pare che garantissero perfino spazio extra prenotando un sedile vuoto sotto falso nome con i companion pass.

Vroom, ex consulente di cataloghi postali, utilizzava il suo AAirpass per assistere a tutte le partite di football giocate dal figlio al college che frequentava nel Maine, accumulando talmente tante miglia da poterle cedere ad altri. I membri dell’equipaggio lo conoscevano per nome. «C’era un assistente di volo, Pierre, che sapeva esattamente ciò che volevo» ha spiegato Vroom. «Subito dopo il decollo mi portava tre antipasti di salmone, nessun dessert e un bicchiere di champagne. Senza chiedere nulla».

Anche la creatività non aveva limiti. Costretto al pensionamento anticipato agli inizi degli anni Novanta, il broker obbligazionario Willard May di Round Rock, Texas, decise di sfruttare il suo AAirpass come fonte di reddito, permettendo a una coppia di Dallas di effettuare viaggi in Europa per 2 mila dollari al mese grazie al suo biglietto companion. «Per anni sono stati i miei unici voli» ha spiegato May, 81 anni. «Mi hanno consentito di pagare le bollette».

Nel 1990 la compagnia aumentò il prezzo del programma AAirpass portandolo a 600 mila dollari, per arrivare a 1,01 milioni di dollari nel 1993. L’AAirpass è stato offerto per l’ultima volta nel 2004 sul catalogo natalizio di Neiman-Marcus, a 3 milioni di dollari più altri 2 milioni di dollari per il companion pass: è rimasto invenduto.

Cresciuta a poche miglia dalla sede American Airlines di Fort Worth, Bridget Cade si è sempre occupata di prenotazioni fin dal 1990, anno in cui venne assunta dalla compagnia. Nel 2007 fu promossa nel team d’élite incaricato di analizzare l’integrità dei ricavi, con il compito di individuare chiunque fosse sospettato di truffare la compagnia. Il primo incarico importante riguardò l’indagine sui titolari dell’AAirpass. Esaminando anni di registrazioni relative a Rothstein e Vroom, concluse che ciascuno di loro costava alla compagnia oltre 1 milione di dollari l’anno.

Si scoprì che a volte Rothstein avvicinava perfetti sconosciuti all’aeroporto offrendo loro di passare in prima classe grazie al suo companion pass. In un’occasione offrì un volo per Chicago a una donna appena conosciuta a Nuova Delhi, un passaggio che la compagnia stimò successivamente in 7.500 dollari di valore.

Le norme dell’AAirpass non lo vietavano. Ma Cade collegò questa abitudine alla scoperta che, in meno di quattro anni, Rothstein aveva effettuato 3.009 prenotazioni, quasi sempre riservando due posti e cancellandone successivamente 2.523. La situazione era evidente: Rothstein prenotava voli che non intendeva effettuare. Questo gli permetteva di riservare posti fino all’ultimo minuto per offrirli a estranei, dichiarò successivamente Cade in tribunale, impedendo così all’American Airlines di venderli. Si trattava di frode, quindi era giustificato revocare il pass.

Il 13 dicembre 2008 Rothstein si presentò al check-in per un volo transatlantico presso l’aeroporto internazionale O’Hare di Chicago insieme a un accompagnatore. Un dipendente di American Airlines gli consegnò una lettera con la quale si notificava che il suo AAirpass era stato revocato per «comportamento fraudolento». Scusatosi con l’amico, Rothstein intentò causa presso il tribunale dell’Illinois.

La situazione di Vroom è diversa. Prenotava in continuazione viaggi andata e ritorno per il Giappone e per l’Europa con persone sempre nuove, senza mai un pernottamento. «Sospettiamo che venda i suoi biglietti companion» scriveva Cade in un’email del febbraio 2008. Venne deciso quindi di coglierlo in flagrante. Controllando i nuovi accompagnatori tra le prenotazioni di Vroom, Cade si imbatté in Auyon Mukharji, un giovane laureato all’estero che avrebbe dovuto volare da Londra a Nashville con Vroom il 30 luglio 2008. In collaborazione con i servizi di sicurezza della compagnia, Cade definì un piano per affrontare Mukharji all’aeroporto londinese e indurlo ad ammettere di avere pagato Vroom. Così il giovane venne fermato al check-in da alcuni agenti e scortato in un ufficio privato. Un ex detective della polizia di New York che lavorava per i servizi di sicurezza della compagnia gli offrì un biglietto gratuito per Nashville in cambio della confessione di avere pagato Vroom. Ma Mukharji continuò a negare, finché fu rilasciato con un biglietto di seconda classe per tornare a casa.

Quella stessa mattina Vroom atterrava a Heathrow. Arrivato alla vip lounge, un dipendente della compagnia gli consegnò una lettera, comunicandogli che non avrebbe mai più potuto volare con American Airlines. Scioccato e incredulo, Vroom spiegò alla compagnia di avere conosciuto Mukharji tramite un amico e di avergli offerto un passaggio negli Stati Uniti solo per amicizia, in considerazione della frequentazione comune del Williams College in Massachusetts. L’insistenza di Mukharji nel negare di avere pagato il biglietto indusse Cade e il suo team a spostare le indagini verso altri compagni di volo di Vroom.

Per esempio, secondo le email e la corrispondenza dell’azienda, un agente dei servizi di sicurezza della compagnia contattò Sam Mulroy, personal trainer di Dallas in procinto di imbarcarsi per l’Europa con Vroom, comunicandogli che il suo volo era stato annullato e promettendogli un biglietto di prima classe se avesse ammesso di aver pagato Vroom. I documenti rivelano che, al rifiuto di Mulroy, la compagnia gli congelò l’account di frequent flyer, offrendosi di sbloccarlo solo in cambio dei dettagli dei pagamenti. Mulroy sporse quindi reclamo nei confronti della compagnia e del Dipartimento dei trasporti, sostenendo di essere vittima di un’estorsione.

Alcune settimane dopo l’American Airlines citò in giudizio Vroom presso il tribunale dello stato del Texas. Vroom rispose con una controquerela. I legali della società individuarono poi una donna di Dallas che aveva staccato un assegno da 2.800 dollari a favore di Vroom per un volo del figlio a Londra. Una coppia di anziani gli aveva consegnato 6 mila dollari per un viaggio a Parigi. E dagli estratti bancari risultavano assegni per oltre 100 mila dollari intestati a Vroom da parte dei proprietari di una gioielleria locale che avevano spesso accompagnato Vroom. Vroom ammise di avere ricevuto denaro da alcuni compagni di viaggio, ma si trattava di onorari per consulenze professionali e non di pagamenti per i voli.

Cade non si arrese e all’inizio del 2009 Willard May, l’ex broker che aveva apertamente venduto il biglietto quando era stato costretto a lasciare il lavoro, ricevette una telefonata a casa: l’AAirpass era stato revocato anche a lui. «Non ho mai cercato di frodare l’American Airlines» ha dichiarato May. Eppure, ricevuta la telefonata, May non reclamò: era stanco di volare.

Gli avvocati di Vroom sostengono che l’accusa di avere venduto i posti è discutibile, dal momento che il contratto non lo proibiva: la compagnia ha vietato tale pratica solo tre anni dopo che Vroom aveva acquistato il pass. Anche Rothstein nega di avere commesso una frode e aggiunge che il suo contratto non prevedeva il divieto di effettuare prenotazioni multiple. «Sembra proprio che la compagnia stesse cercando una scusa per sbarazzarsi del mio cliente» commenta Gary Soter, legale di Rothstein.

L’estate scorsa un giudice federale dell’Illinois ha stabilito che Rothstein, prenotando posti vuoti con nomi fittizi, aveva violato il contratto. Secondo gli atti del tribunale, anni prima l’American Airlines aveva riconosciuto che il personale aeroportuale aveva cominciato a diventare compiacente con questo sistema. Di conseguenza Soter decise di procedere in appello. Ma le cause di Rothstein e di Vroom sono cadute nel dimenticatoio quando, a novembre, l’Amr Corp., società madre dell’American Airlines, ha presentato istanza per la protezione in caso di bancarotta ai sensi del Chapter 11.

Mary Sanderson, portavoce della compagnia, ha dichiarato che i pass annullati sono casi «molto isolati e rappresentano una percentuale estremamente bassa di tutti gli account AAirpass». In base agli atti del tribunale, Cade ha svolto indagini su almeno altri due titolari di AAirpass, concludendo che entrambi avevano commesso frode.

Rothstein si è trasferito a New York nel 2009 e oggi lavora per un’azienda commerciale. Il suo ufficio è pieno di foto e souvenir di luoghi esotici visitati grazie ai voli con American Airlines. Tra i ricordi c’è una lettera del 1998 scritta su carta intestata da Bob Crandall, con cui Rothstein aveva condiviso un volo in Concorde. «Sono lieto che il programma AAirpass sia di suo gradimento», scriveva il funzionario. «Ci impegniamo a garantire la solidità dell’azienda e a onorare il contratto anche in futuro».  

© 2012, Los Angeles Times

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