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L'Abi disdice il contratto dei bancari: i veri motivi

Per i sindacati è una strumentazione politica per ottenere migliori condizioni fiscali chieste più volte al Governo

La sede dell'Abi a Roma (Credits: Stefano Scarpiello / Imagoeconomica)

Una doccia fredda per i 310 mila italiani che lavorano in banca. Oggi l’Associazione delle banche italiane (Abi) ha comunicato con una lettera ai sindacati la disdetta dei contratti nazionali in vigore. E lo ha fatto con 10 mesi di anticipo, ovvero con quattro mesi in più del preavviso necessario (i sei mesi previsti per legge).

In sostanza il contratto dei bancari, che scade il 30 giugno 2014, non verrà confermato e dovrà essere rivisto di certo. Il motivo? La crisi. Le banche sono in difficoltà, non possono più mantenere certe clausole… insomma, meglio anticipare le necessarie fasi di consultazione.

Apriti cielo. I sindacati sono subito insorti. "Una comunicazione come questa costituisce un atto che compromette gravemente le relazioni sindacali nel credito" ha subito commentato il segretario generale della Uilca Massimo Masi.

Ma perché l’Abi ha fatto questo gesto? E cosa vuole ottenere? "Gli obiettivi sono due e noi temevamo da tempo che si sarebbe arrivati a questo punto" spiega Lando Maria Sileoni, Segretario Generale della FABI, il maggiore sindacato bancario italiano. "L’Abi punta a costringerci a sottoscrivere un nuovo contratto dopo il giugno del 2014 ben consapevole del fatto che siamo sempre stati contrari alla sottoscrizione di contratti singoli azienda per azienda. Ma il motivo più importante è un altro: tra luglio e settembre l’Abi ha chiesto al Governo di lavorare per migliorare la fiscalità sulle perdite sui crediti, lamentando un trattamento peggiore rispetto a quello delle banche di altri paesi europei. Avere i lavoratori arrabbiati in questo momento diventa un problema in più per il Governo che potrebbe dunque cedere alle richieste delle banche usando il contratto e le condizioni di rinnovo come leva”.

Insomma, una strumentalizzazione per obiettivi propri. “Ovviamente non ci stiamo, sciopereremo e andremo avanti così”, dichiara Sileoni. Ma i sindacati dell’Abi, tutti, hanno chiesto di più: una riduzione dei compensi dei banchieri per i prossimi due o tre anni sotto la soglia dei 600/700 mila euro annui per "dare il buon esempio", prima di mettere in discussione i diritti e le condizioni di lavoro della base.

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