Economia

A Sofia i cittadini vedono nero e il resto del Paese non brilla

Tempi duri in Bulgaria, il Paese più povero dell’Unione teme il contagio. A farne le spese sono le minoranze, mentre cresce il numero di persone che cerca rifugio nella superstizione

Il Primo Ministro bulgaro Boyko Borissov arriva al vertice Ue a Bruxelles lo scorso 29 giugno (AP Photo/Geert Vanden Wijngaert)

A quanto pare, il primo contribuente del fisco in Bulgaria è un chiaroveggente. Il primato non è isolato: con l’aggravarsi della crisi economica, astrologi e maghi hanno visto il proprio reddito crescere esponenzialmente. Addirittura, il business dei guaritori compete adesso con la medicina tradizionale. Secondo i sociologi, la paura dell’ignoto, l’insicurezza e l’instabilità fanno sì che sempre più persone cerchino rifugio nella superstizione.

La Bulgaria è il Paese più povero dell’Unione, riferisce The Economist in un articolo pubblicato la scorsa settimana. Il compenso medio per un’ora di lavoro è di 3,5 euro e gli stipendi si aggirano sui 360 euro al mese. Un miraggio per una fetta crescente di cittadini: il 12% della popolazione, infatti, è senza lavoro, contro il 6,8% del 2009.

Per il quarto anno consecutivo, inoltre, è cresciuta la disoccupazione giovanile che, nel primo trimestre dell’anno, ha toccato il massimo dall’inizio della crisi: il 30% di 15-24enni è senza un impiego. Il 70% di questi ha un’educazione di secondo livello. La crisi, infatti, sembra aver risparmiato i giovani con la formazione superiore o inferiore alla media. Tende ad allungarsi anche il periodo di disoccupazione: alla fine dello scorso anno, oltre il 30% dei giovani era senza lavoro da più di un anno. Un tempo che vede un raddoppio rispetto al 2008.

Per contro, continua a ridursi il valore degli immobili. Secondo l’Istituto Nazionale di Statistica, le abitazioni hanno perso il 4,3% nell’anno concluso a marzo scorso, dopo una serie di cali che hanno toccato punte del 6,4% nei trimestri precedenti. Risultato: i prezzi delle proprietà sono più bassi del 38% rispetto al terzo trimestre del 2008.  

Le prospettive per l’economia non sono incoraggianti: dopo un 2011 a +1,7%, le previsioni guardano a una chiusura d’anno a  -0,5%. Al netto del 30% del giro d’affari che, secondo uno studio recente, è ancora sommerso. I cittadini vedono nero, lo certifica la fondazione Open Society Institute del finanziere George Soros, secondo la quale oltre due terzi dei bulgari prevede che lo stato dell’economia rimarrà invariato o si deteriorerà nel giro dei prossimi dodici mesi. Il 56,7% dei rispondenti, inoltre, considera la situazione del paese “insostenibile”.

A spiegare le fosche previsioni contribuisce anche il fatto che il 10% delle esportazioni della Bulgaria sono dirette verso la Grecia. Senza contare che oltre un milione di cittadini bulgari vivono e lavorano all’estero, soprattutto in Paesi come la Grecia e la Spagna e che, lo scorso anno, hanno inviato 774 milioni di euro alle famiglie (erano 694 milioni nel 2008). Le cui banche greche, inoltre, detengono il 40% dei prestiti nel Paese. E questo fa capire perchè, a livello di mercati, la vera preoccupazione sia il contagio.

A fare le spese della situazione, ancora una volta, sono le minoranze. Come la comunità di circa settemila ebrei presente nel Paese. Fino a tre anni fa, la media borghesia ebrea di Sofia prosperava. Adesso, una generazione di professionisti è ridotta sul lastrico, complici uno standard di vita superiore alle entrate, mutui, debiti e l’incremento esponenziale del prezzo di carburante e alimentari. I nuovi poveri, infatti, sono per esempio ex manager della pubblicità.

Julia Dandalova, responsabile della distribuzione degli aiuti destinati alla comunità ebraica dell’American Joint Distribution Committee, ha rilevato un incremento delle richieste del 35% alla fine dello scorso anno. E Tzvety Friedman, responsabile delle finanze dell’associazione, aggiunge un altro tassello: “Quando si è sparsa la voce che all’interno dell’associazione si cercavano persone per occuparsi di anziani sopravvissuti all’Olocausto, si sono messe in fila oltre settecento persone”.

Laureati e professionisti, adesso, accettano lavoro come addetti alle pulizie o bandanti. Yana Levy, ex ottica riciclata come assistente per anziani, è una di loro: “Sono consapevole che sto allevando una generazione di emigranti – osserva -. Anche se abbiamo tre figli, so che verrà un giorno in cui io e mio marito saremo soli, perchè non c’è futuro qui per loro”.

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