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Economia

Obama attacca l'Europa per difendere la sua poltrona

Il presidente Usa teme la recessione europea che porterebbe danni all'economia americana

Obama

Ha forte addosso il sapore della provocazione la strigliata di Mister President. Ha sbandierato ai quattro venti i guai infiniti di Eurolandia . Di certo è di quelle destinate a lasciare il segno. Perché al di là dell’Atlantico lo scetticismo abbonda, pensando al Vecchio Continente e alla sua inerzia di fronte all’avanzata della crisi sovrana. Così Barack Obama, primo cittadino degli States, ha detto basta.

È successo – spiegano a Panorama.it Luca Mezzomo, economista responsabile della ricerca macroeconomica dell’ufficio studi di Intesa-Sanpaolo e Luca Fantacci, professore di storia dell’economia presso l’Università Bocconi – perché è forte la preoccupazione in vista delle presidenziali e soprattutto alla luce della mancanza di un commitment della Bce per salvaguardare l’economia mondiale. Risultato: anche per loro è tempo di azione. Prima che escano i titoli di coda con la scritta game over. Inequivocabile.

Hanno ancora negli occhi il crac Lehman Brothers i banchieri di Wall Street. Da mesi hanno abbandonato la nave Europa al suo destino. Adesso che gli ultimi dati hanno disegnato uno scenario a tinte fosche, con la frenata dell'economia americana nei primi tre mesi dell'anno e una disoccupazione che a maggio, dopo un anno, è tornata a rialzare la testa, non c’è più un minuto da perdere. Il pericolo di cadere in una nuova recessione è concreto.

Per Obama una minaccia della ripresa è una minaccia per la sua rielezione alla Casa Bianca. Da qui l’invito a seguire le orme dell'esempio degli Stati Uniti e di come reagirono dopo la crisi scoppiata nel 2007, soprattutto sul fronte dei problemi del sistema bancario, che se ha funzionato da una parte dell'Atlantico potrebbe ben funzionare anche dall'altra.

Annuisce Mezzomo ricordando che "la crisi in America è stata tamponata da interventi massici da parte della Fed che prima ha acquistato titoli legati ai mutui e poi titoli di stato". "Qualche passo è stato fatto in modo timido da parte della Bce, che per statuto non può fare di più; ora è necessario risolvere l’empasse".

Secondo l’economista di Intesa SanPaolo le proposte che discuteranno i capi di Stato, in occasione del nuovo vertice a Bruxelles il prossimo 28-29 giugno, vanno nella giusta direzione, ma – avverte – è solo il primo passo di un processo che richiederà tempo per essere implementato. E, in effetti, gli fa eco Fantacci "per dare vita agli Stati Uniti d'Europa sono due passaggi fondamentali da affrontare: creare un’unione di politiche economiche fiscali a livello europeo e permettere alla Bce di acquistare titoli di debito pubblico".

Comunque sia anche per lui "è tempo di assumere provvedimenti, altrimenti come ha detto anche George Soros recentemente il rischio è quello di naufragare tutti nel giro di pochi mesi". Strigliata o meno di Obama, questo è forse l’unico dettaglio che vale la pena tenere a mente. Il messaggio sarà chiaro a Berlino?

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