Economia

Perché negli Stati Uniti è vicina la seconda crisi finanziaria

La trappola dell'esecutivo pro-establishment di Donald Trump, spiegata da Noam Chomsky

Donald Trump Primo discorso al Congresso

28 febbraio 2017. Il presidente USA Donald J. Trump pronuncia il suo primo discorso davanti al Congresso riunito in seduta comune, presso il Campidoglio di Washington, DC. – Credits: Jim Lo Scalzo - Pool/Getty Images

Da sempre noto per le sue posizioni controverse e per le sue idee progressiste, Noam Chomsky è per molti un punto di riferimento. Non stupisce che si sia opposto alle politiche di Donald Trump sin dal momento della sua elezione, quando paragonò il momento storico segnato dall'ascesa del neo-Presidente agli anni Trenta del secolo scorso. A dire il vero, e questo avvalora ancora di più le sue ipotesi, già nel 2010 Chomsky aveva predetto la possibilità dell'ascesa di un leader carismatico alla Casa Bianca, presentando peraltro questo scenario come un autentico pericolo per gli Stati Uniti e per il mondo intero. A spaventare Chomsky allora era soprattutto l'ostilità nei confronti della necessità di combattere il cambiamento climatico, una vera e propria minaccia per la sopravvivenza del genere umano, che il Partito Repubblicano (da lui definito senza mezzi termini "l'organizzazione più pericolosa nella storia dell'umanità") si ostinava a ignorare.

Un governo pro-establishment

Oggi, dopo aver esaminato i primi passi di The Donald, il guru americano si è fatto ancora più tranchant. Dopo aver preso in esame il bilancio presentato al Congresso e l'intera impostazione della politica economica, Chomsky ha dichiarato senza esitazione che una nuova crisi finanziaria sia ormai dietro l'angolo per gli Stati Uniti. In una recentissima intervista pubblicata sul portale AlterNet, Chomsky ha esordito rilevando come il sentimento di rivolta contro l'establishment abbia in realtà prodotto il paradosso di un governo composto da potentati di Wall Street, generali e altre figure espressione delle élites alla guida del Paese. Probabilmente, l'esatto contrario di quello che molti elettori "arrabbiati" si aspettavano.

I prodromi di una nuova crisi finanziaria

Non è un caso, secondo Chomsky, che tutti gli indici di borsa siano cresciuti molto dopo l'insediamento del Presidente: si tratterebbe di un segnale evidente di come il mondo della finanzia sia fiducioso di ottenere misure e provvedimenti che ne facciano impennare i profitti, eliminando quella rete di norme e controlli che erano stati messi in piedi per prevenire il ripetersi di una crisi come quella iniziata nel 2007 e i cui effetti si sentono ancora oggi. Chomsky, infatti, sostiene che "gli investitori sono felicissimi perché Trump sta per spazzare via molti regolamenti" e ammonisce che "sicuramente ci sarà un'altra crisi, ma per loro non sarà un problema, visto che a mettere le cose a posto penseranno i contribuenti".

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