Economia

Moda: perché Instagram uccide il modello di business dei negozi

Ecco come la Generazione Z sta riscrivendo le regole di produzione e vendita

Moda

Una ragazza si scatta una foto – Credits: iStock - Rohappy

Se non ci fosse stato Instagram, è molto probabile che Alexandre Daillance, 20enne francese studente di storia alla Wesleyan University, sarebbe rimasto un membro della Generazione Z (cioè i nati dopo il 1995) come tanti altri. Invece, come scrive Indie Mag, con il nome d’arte di Millinsky ha i numeri per diventare il nuovo re della streetwear. Il suo marchio Nasaseasons, infatti, è oggi sinonimo di cultura giovanile. 

L’esordio

E’ cominciato tutto nell’autunno del 2015, quando uno dei suoi cappellini con la visiera è stato indossato da Rihanna che ha poi rilanciato la foto su Instagram. In pieno stile teenage romance, la scritta-dichiarazione sul cappellino recitava: “I came to break hearts” (Sono venuto per rompere cuori). In pochi giorni, gli ordini sono cresciuti in modo esponenziale tanto da portare alla chiusura del sito, mentre altre celeb, come il rapper Wiz Khalifa e l’attrice Zendaya, hanno sfoggiato i suoi prodotti. 

Costruire il marchio

Per Millinsky e i suoi coetanei, il sito di photo-sharing rappresenta il cuore di una modo istintivo di costruire un brand, generare seguito e vendite. Nel gioco, in realtà, entra anche la facilità delle comunicazioni. “Non sapevo nulla del mondo della moda - confessa Millinsky -, ma conoscevo i social e come fashion designer teenager era tutto ciò di cui avevo bisogno”. Ma questa è solo una parte della storia. Bloomberg, infatti, fa sapere che Millinsky ha potuto contare sul supporto di un altro under 20, George Khabbaz che, viste le immagini su Instagram, lo ha messo in contatto con produttori e boutique di Los Angeles.

Risultati e strategia

Partendo da queste premesse, il marchio adesso è presente in diversi di punti vendita nel mondo, compresi Colette a Parigi, Barneys a New York e Harvey Nichols a Londra. La pricetag varia da 50 a 70 dollari, a seconda del design. Millinsky, inoltre, usa i punti vendita per creare notorietà: “Il fatto che le scorte siano esaurite in negozio genera traffico sul nostro sito dove possiamo vendere senza intermediari”. Ma il giovane designer si assicura anche di mantenere l’aspetto underground del marchio ed è per questa ragione che ha recentemente rifiutato l’offerta di Urban Outfitters che chiedeva 10mila cappellini. Una scelta in controtendenza rispetto alla tradizione. “Il modello delle passerelle che presentano con sei mesi di anticipo le collezioni non funziona più per la nostra generazione. Senza contare che, nel frattempo, la fast fashion copia e lancia i capi. Quello che i giovani vogliono, in realtà, sono prodotti difficili da ottenere”. 

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Gli emergenti

Nasaseasons non è un caso isolato di marchi low budget sostenuti dai social media. Anche le creazioni di Lucid FC, marchio nato dalla fantasia dei gemelli Chet e Betts DeHart, deve dire grazie a Rihanna per la pubblicità, mentre il brand Midnight Studio conta oggi oltre 92mila follower su Instagram e vanta la collaborazione di designer come Virgil Abloh, creatore di Off-Whitem, uno degli stilisti preferiti da Kim Kardashian, Kanye West e Asap Rocky. 



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