Lavoro

Weology: come funziona la nuova dottrina del mondo del lavoro?

La banca canadese Tangerine ha implementato una strategia dove l'io lascia spazio al “noi”

Teamwork

– Credits: iStock - istocksdaily

Uscirà a ottobre “Weology”, un saggio destinato a far parlare molto di sé, nato dall’esperienza di Peter Aceto, amministratore delegato della banca canadese Tangerine. L’insolito nome, che in inglese vuole dire mandarino, è nato con il rebranding dell'istituto finanziario successivo all’acquisizione da parte di Scotiabank della sede canadese di Ing Direct, avvenuta nel 2012. In pochi anni, sotto la guida di Aceto, la banca si è imposta come una fra le aziende caratterizzate da un’innovativa cultura imprenditoriale. Tangerine, infatti, non ha una sede tradizionale, ma riceve i propri clienti in coffee shop, pop-up store e chioschi la cui location è indicata volta per volta sul sito. Il gruppo, inoltre, dà lavoro a un migliaio di persone, conta quasi due milioni di clienti e vanta asset per quaranta miliardi di dollari.

Weology, dunque, è una filosofia che descrive l’approccio al business di Peter Aceto secondo il quale l'io deve fare spazio al noi. E questo vale per ogni dipendente, a partire dall’amministratore delegato che, nel caso di Tangerine, non possiede un mega ufficio, ma siede in mezzo ai colleghi e non disdegna, quando capita, di rispondere al centralino e alle mail dei clienti. Ma come si applica nel quotidiano questa teoria? Secondo Forbes, che dedica un articolo all’argomento, le variabili sono fondamentalmente tre. La prima ha a che fare con la capacità di mettere le necessità degli altri davanti ai propri desideri. Questo fa sì che il team diventi qualcosa di più grande della semplice somma delle parti. Compito dei manager, dunque, creare le condizioni che permettano ai dipendenti di essere soddisfatti del proprio lavoro e di raccogliere il meritato successo. Ma non è tutto, perché prestare attenzione alle esigenze degli altri contribuisce a creare la lealtà e il supporto necessari per il successo anche nel lungo periodo.


La seconda variabile riguarda la trasparenza. Aceto è un ex-avvocato e si dice convinto del fatto che alcuni tipi di business, come quelli legale e finanziario, utilizzino volutamente termini che possono generare confusione. Le loro complesse procedure, inoltre, servono a mantenere un senso di controllo e sicurezza. Il team di Tangerine, dunque, ha scelto un percorso diametralmente opposto che punta alla totale trasparenza e che si trasforma in un vantaggio competitivo che i concorrenti non riescono a riprodurre. Per quanto sia controintuitivo, le aziende diventano più forti se smettono di nascondere la propria vulnerabilità che, a questo modo, è considerata un asset. Il terzo elemento, infine, ha a che fare con l’autenticità. In pratica, come scrive Aceto: “Invece di mostrare la vostra faccia migliore, mostrate la vostra vera faccia”.

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