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Lavoro

Tasse sul lavoro: ecco come il governo intende ridurle

Il ministro Poletti annuncia l’intenzione di tagliare il cuneo contributivo, favorendo in particolare le assunzioni di giovani

È un tema che torna ciclicamente quello del taglio del tasse sul lavoro, un nodo che da tempo viene ritenuto cruciale e sul quale spesso si concentrano i dibattiti estivi che poi sortiscono ben poco quando in autunno si passa alla definizione dei provvedimenti reali. Eppure questa volta le intenzioni del governo sembrano più chiare e ad annunciarle è proprio il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, che ha puntato l’attenzione soprattutto sul cuneo contributivo e sulla tassazione dei cosiddetti premi di produttività. Vediamo allora cosa ha in mente il governo per ridurre seriamente il carico fiscale sul costo del lavoro.

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Cuneo contributivo e giovani
Il provvedimento decisamente più interessante, del quale si parla ormai già da qualche tempo, è quello che dovrebbe ridurre il carico dei contributi previdenziali per assunzioni di giovani. In questa maniera si otterrebbero due risultati con una sola misura: abbattere gli oneri fiscali per gli imprenditori e favorire l’occupazione giovanile che per l’Italia resta un vero e proprio tallone d’Achille. Le misure pratiche a cui si sta pensando riguarderebbero la riduzione del 50% del carico contributivo per chi assume giovani con contratti a tempo indeterminato.

Il cuneo contributivo dunque per i primi tre anni non sarebbe più pari all’attuale 30-33%, ma scenderebbe drasticamente al 15% fino a un massimo di 3mila euro di decontribuzione. Inoltre, nelle intenzioni del governo, gli sgravi per chi assume giovani potrebbero proseguire oltre i primi tre anni, con una stabilizzazione dell’onere contributivo non più al classico e citato 30-33%, ma al 29-30% per sempre. La fascia di età che verrebbe interessata dalla riforma non è ancora stata decisa e si oscilla tra le due opzioni 29 o 35 anni. I tecnici del ministero del Lavoro hanno stimato che un intervento simile avrebbe un costo iniziale inferiore al miliardo di euro nei primi due anni, per poi attestarsi, a regime, a 1,5 miliardi.

Premi produttività
Altro fronte eminentemente fiscale su cui il governo potrebbe decidere di intervenire è quello della tassazione dei premi di produttività. L’idea sarebbe quella di alleggerire l’onere tributario, ottenendo per questa strada ancora una volta un doppio risultato. Da una parte le imprese potrebbero essere incentivate ad aumentare appunto la produttività, dall’altro nelle tasche dei dipendenti entrerebbe una liquidità maggiore che potrebbe ridare ulteriore ossigeno a consumi che nel nostro Paese continuano a restare asfittici in conseguenza degli effetti della crisi.

Giovani e piaga dei Neet
A margine dei provvedimenti più strettamente fiscali, il ministro Poletti ha anche sottolineato con forza la gravità del problema dei Neet, la generazione di giovani che non solo non lavora ma non fa niente per aumentare la propria formazione. Una piaga che affligge il nostro Paese e che ancora ieri la Commissione europea ha stigmatizzato, evidenziando come il nostro Paese rappresenti una delle realtà continentali più colpite da questo preoccupante fenomeno. In questo senso Poletti ha evidenziato come la soluzione non può che passare da misure che facilitino l’incontro tra domanda e offerta di lavoro e soprattutto che accompagnino i giovani all’entrata nel mondo del lavoro, con riferimento implicito in questo senso all’istituto dell’apprendistato che in altri Paesi dell’Unione, come ad esempio la Germania, ha dimostrato di funzionare molto bene.

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