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Lavoro

Pensioni, se i genitori pagano i contributi per i figli

La proposta di un economista per evitare che gli under 30 e 40 abbiano una rendita da fame

Riscatto gratuito della laurea o pensione minima di 650 euro per tutti? Tra le proposte che circolano da tempo per evitare che le giovani generazioni abbiano in vecchiaia delle rendite da fame, c’è chi indica una terza via. Si tratta dell’economista Raffaele Lungarella che, dalle colonne del sito web Lavoce.info, ha avanzato l’idea di spingere i genitori a versare una parte dei contributi previdenziali per i loro figli disoccupati.

Oggi, infatti, ci sono molti giovani che non trovano lavoro (o trovano lavoro tardi) e per troppi anni non versano all’Inps neppure un centesimo. Per questa ragione, c’è un esercito di under 30 (e anche di under 40) che in vecchiaia rischia di ricevere dall’Inps un assegno assai magro. Ecco allora che Lungarella propone di consentire ai genitori di versare al loro posto dei contributi all’istituto nazionale della previdenza, anche sei i figli non hanno ancora una posizione lavorativa.

Agevolazioni fiscali

Si tratterebbe più o meno un sistema simile a quello previsto per il riscatto della laurea, con una differenza: in questo caso, il versamento dei contributi sarebbe consentito a chiunque, anche a chi non ha frequentato l’università.

Ovviamente, per incentivare questa pratica, occorre che lo Stato faccia la sua parte con delle agevolazioni fiscali. L’idea dell’editorialista de Lavoce.info è di permettere ai genitori di detrarre dall’irpef (cioè dalle imposte) il 19% dei contributi versati per i figli, ottenendo così un risparmio fiscale. Con questo sistema, le casse dell’Inps ne trarrebbero beneficio ma vi sarebbe un onere per il fisco.


Un esempio concreto

Lungarella aggiunge un esempio numerico: con un versamento da parte di un contribuente di 2.565 euro per 10 anni, nelle casse dell’Inps entrerebbero nel complesso quasi 26mila euro nell’arco di due lustri mentre le detrazioni fiscali farebbero venir meno alle casse del fisco una somma di 485 euro all’anno, per un totale di quasi 4.850 euro.

Non si tratta dunque di una soluzione a costo zero ma, secondo l’economista de Lavoce.info, sarebbe di sicuro meno onerosa della creazione di una pensione minima di 650 euro per tutti, indipendentemente dai contributi versati. Il costo di della pensione di base, infatti, ricadrebbe per intero sulla fiscalità generale, cioè su chi paga le tasse, senza far entrare neppure un centesimo in più nel bilancio dell’Inps.


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