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Pensioni, perché in Parlamento scattano dopo quattro anni

Con una sola legislatura deputati e senatori si assicurano un assegno di almeno mille euro al mese. Ma la rendita arriverà a 65 anni

Almeno mille euro al mese. E’ la pensione che si sono assicurata i deputati e senatori italiani, dopo aver portato a termine appena quattro anni e mezzo di legislatura. Proprio in questi giorni è scattata la soglia minima di permanenza a Montecitorio o a Palazzo Madama che consente agli eletti dal popolo italiano (600 di loro sono al primo mandato) di avere diritto a una rendita in vecchiaia.

A riposo a 65 anni

Ma perché i parlamentari impiegano così poco a maturare la pensione? In realtà va fatta una precisazione importante: il diritto ad avere una rendita non scatterà subito, neppure per quelli che non verranno rieletti alla fine del loro mandato, il cui termine è fissato per la primavera del 2018. Deputati e senatori avranno la pensione soltanto a 65 anni compiuti (o a 60, se hanno alle spalle più di 5 legislature).

Sono dunque finiti i tempi in cui esistevano dei vitalizi assai generosi, che consentivano ai parlamentari di avere subito una rendita di diverse migliaia di euro vita natural durante, anche dopo esser stati seduti per pochi giorni sugli scranni di una delle due Camere. Negli anni scorsi, infatti, le pensioni dei parlamentari sono state riformate.

In base ai contributi

Prima è stata spostata a 60-65 anni l’età in cui si può riscuotere la rendita. Inoltre, è stato introdotto il metodo contributivo per il calcolo degli assegni. Anche per i deputati e senatori, dunque, l’importo della pensione dipende dalla quantità di contributi (circa un terzo del loro stipendio) che hanno versato nel corso della loro carriera politica .

Poiché i parlamentari guadagnano molto, dunque, hanno anche una contribuzione previdenziale alta, che consente loro di avere almeno mille euro di pensione dopo soli 4-5 anni. Va detto però che il requisito dei 5 anni minimi di contribuzione non è un trattamento di favore ma è previsto anche per tutti gli altri lavoratori assunti dal 1996 in poi, che hanno la pensione calcolata con il metodo contributivo e secondo i criteri della riforma Dini. Soltanto chi ha iniziato la carriera prima del 1996 deve alle spalle avere almeno 20 anni di contributi per ottenere la pensione.


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