Lavoro

Pensioni d'oro: i nuovi piani del governo per tagliarle

Prelievo su chi ha versato meno contributi e blocco delle rivalutazioni. Ecco le misure allo studio dell'esecutivo, per colpire gli assegni Inps più alti

Il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, con i sottosegretari Santelli e Dell'Aringa (credits: Alessandro di Meo/Ansa)

Blocco delle rivalutazioni in base all'inflazione e un prelievo a carico di chi riceve un assegno troppo alto, sproporzionato rispetto ai contributi versati nel corso della carriera. Sono questi i due binari su cui sembra intenzionato a muoversi il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, per tagliare le pensioni d'oro, cioè le rendite Inps più elevate che i governi di Monti e Berlusconi hanno cercato invano di colpire, con dei provvedimenti bocciati dalla Corte Costituzionale.

PENSIONI D'ORO: DUE STRADE PER TAGLIARLE

L'esecutivo guidato da Enrico Letta non sembra però intenzionato a mollare la presa e, come ha confermato di recente il sottosegretario al welfare Carlo Dell'Aringa , sta studiando nuove misure un po' più sofisticate, per ridurre le pensioni d'oro senza subire una bocciatura da parte dei giudici della Consulta.

PENSIONI SEMPRE PIU' MAGRE

La prima misura allo studio si muove nel solco di una proposta elaborata dall'ex-premier Giuliano Amato e dall'economista ed esperto di previdenza, Mauro Maré, attuale presidente di Mefop, società di ricerca e consulenza che promuove lo sviluppo dei fondi pensione. La proposta Amato-Maré prevede la creazione di un fondo per l’equità previdenziale, finanziato in parte con un contributo di solidarietà a danno delle pensioni più alte. Quest'ultimo, però, non verrà applicato in maniera indiscriminata su tutti i pensionati d'oro (come quello introdotto dai precedenti governi e bocciato dalla Corte), ma soltanto sugli assegni Inps che hanno un importo sproporzionato rispetto ai contributi versati nel corso della carriera.

In pratica, a essere colpite saranno soprattutto le pensioni alte maturate con il vecchio metodo retributivo, cioè calcolate in base alla media degli stipendi incassati prima mettersi a riposo (un sistema in vigore nei decenni scorsi che premia soprattutto chi ha guadagnato molto a fine carriera) . L'importo di questi assegni da “privilegiati” verrà messo a confronto con la rendita che lo stesso beneficiario avrebbe invece ottenuto se la sua pensione fosse stata calcolata con il meno vantaggioso metodo contributivo, cioè sulla base della quantità di contributi versati durante la carriera (un sistema che è in vigore per tutti i lavoratori dallo scorso anno).

ASSEGNI D'ORO E PENSIONI DA FAME 

Una volta determinata la differenza tra la pensione retributiva e quella contributiva, scatterebbe poi un prelievo di solidarietà sulle pensioni d'oro, calcolato in modo da penalizzare appunto chi riceve una rendita sproporzionata rispetto ai versamenti previdenziali effettuati. Per mettersi al riparo da una nuova bocciatura della Corte Costituzionale, inoltre, l'esecutivo vuole dare una destinazione ben precisa, con finalità solidaristiche, alle risorse ricavate con questo provvedimento. I soldi saranno infatti utilizzati per integrare l'importo degli assegni Inps più bassi visto che, è bene ricordarlo, la riforma previdenziale approvata dal governo Dini nel 1995 non prevede più l'esistenza di una pensione minima, per chi ha iniziato la carriera dal 1996 in poi.

Oltre a muoversi nel solco del progetto Amato-Maré, il governo sta pensando però di battere contemporaneamente un'altra strada. Piuttosto che tagliare le pensioni d'oro, potrebbe anche decidere di non rivalutarle più in base all'inflazione. Il blocco dell'indicizzazione non dà effetti significativi nel breve termine ma, nel lungo periodo, comporta un taglio significativo per gli assegni Inps più elevati, che non riescono più a tenere il passo del costo della vita.

PENSIONI D'ORO. VIETATO TAGLIARLE

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