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Lavoro

Pensioni minime per i giovani

Si fa strada la proposta di istituire un assegno di almeno 650 euro al mese per chi oggi ha meno di 40anni e rischia di fare la fame in vecchiaia

Creare una pensione di base di almeno 650 euro al mese per tutti i lavoratori più giovani che oggi hanno meno di 30 o 40 anni. E’ la proposta che si è fatta strada da ieri, durante un convegno a cui hanno partecipato esponenti di spicco della maggioranza e del governo come il responsabile per l’economia del Pd, Tommaso Nannicini, il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti e il consigliere economico della presidenza del consiglio, Stefano Patriarca.


L’idea è di creare un assegno minimo per le generazioni più giovani, quelle che hanno iniziato a lavorare dagli anni ’90 in poi. La pensione di base allo studio è pari appunto a 650 euro mensili per chi ha almeno 20 anni di contributi alle spalle e cresce di 30 euro al mese per ogni anno di carriera successivo al ventesimo, fino ad arrivare a un massimo di mille euro.


Assegni da fame

Con questa proposta, la maggioranza tenta dunque di evitare che nei prossimi decenni si profili all’orizzonte uno scenario tutt’altro che confortante. Molti lavoratori che oggi hanno meno di 30 o 40 anni di età (o addirittura meno di 45 anni) rischiano infatti di trovarsi in vecchiaia con una pensione da fame di poche centinaia di euro al mese, ben inferiore ai trattamenti minimi percepiti oggi dai loro genitori o nonni. Colpa della riforma previdenziale approvata in Italia nel lontano 1995 dal governo Dini, che ha cambiato radicalmente il metodo di calcolo delle pensioni pubbliche. 

Il sistema crontributivo

Per chi ha iniziato ha lavorare dopo il 1996, infatti, il futuro assegno dell'Inps dipenderà esclusivamente dalla quantità di contributi versati nel corso della carriera (sistema contributivo) e non più, come avveniva in precedenza, dalla media degli ultimi redditi dichiarati prima di mettersi a riposo (sistema retributivo). E' proprio a causa di questo nuovo sistema contributivo che i giovani di oggi rischiano di ricevere domani una pensione da fame. Chi versa pochi soldi all'Inps nel corso della carriera, magari perché è entrato tardi nel mercato del lavoro o ha avuto una carriera discontinua con lunghi periodi di disoccupazione, incasserà quasi sicuramente una rendita assai magra.




 Non va dimenticato, poi, che la riforma Dini non prevede l’esistenza di un trattamento al minimo, l’attuale pensione di base che oggi viene ancora erogata a molti anziani ed è pari a 500 euro.
Da qui è nata appunto l’idea di creare un assegno di base per tutti, superiore addirittura ai trattamenti minimi odierni. Tutto bello, anche se resta da capire una cosa: come e da chi potranno essere pagate queste nuove pensioni minime.

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