Lavoro

Pensioni, ecco chi può ricevere l'assegno anticipato

Vanno a regime i requisiti della Riforma Fornero, che permettono di mettersi a riposo con 42 anni e 5 mesi di carriera per gli uomini e con 41 anni e 5 mesi per le donne. Ma alcune lavoratrici possono ritirarsi con 35 anni di contributi

(Credits:Imagoeconomica)

A risposo con 42 anni e 5 mesi di servizio (per gli uomini) o con 41 anni e 5 mesi (per le donne). Sono i nuovi requisiti previsti da quest'anno per ottenere la pensione anticipata, cioè il nuovo assegno dell'Inps che ha preso il posto dei vecchi trattamenti di anzianità, dopo l'entrata in vigore dell'ultima riforma previdenziale voluta dal ministro del welfare, Elsa Fornero .

L'ULTIMA RIFORMA DELLE PENSIONI

PENSIONI,COSA CAMBIA DAL 2013

La nuova legge sulle pensioni, approvata alla fine del 2011, ha infatti quasi abolito i vecchi trattamenti di anzianità, che maturavano in passato con almeno 60-62 anni di età e 35-37 anni di carriera, a seconda delle diverse categorie professionali. Dal 2012 in poi, gli assegni di anzianità sono stati appunto sostituiti dalle pensioni anticipate, che richiedono dei requisiti molto più stringenti in termini di contribuzione versata. Eccoli nel dettaglio:

- Gli uomini possono congedarsi dal lavoro con 42 anni e 5 mesi di carriera (dal 2014 in poi, la soglia salirà a 42 anni e 6 mesi)

- Le donne possono invece mettersi a riposo con 41 anni e 5 mesi di contribuzione (nel 2014 saranno invece necessari 41 anni e 6 mesi).

In futuro, chi vorrà ottenere la pensione anticipata "piena", oltre a rispettare i requisiti contributivi, dovrà avere almeno 62 anni all'anagrafe. Altrimenti, il lavoratore potrà comunque mettersi a riposo, ma subirà un taglio dell'assegno nell'ordine dell'1%, per ogni anno di età inferiore ai 62 anni. Questa decurtazione sale al 2%, per ogni anno di età inferiore ai 60. Nel prossimo quinquennio, però, è previsto un regime transitorio, che permette di avere il trattamento anticipato senza penalizzazioni.

Chi matura i requisiti di 41 anni e mezzo o di 42 anni e mezzo entro il 2017, infatti, riceverà l'assegno pieno e non subirà alcun taglio. In questo caso, però, nel conteggio dell'anzianità sono inclusi soltanto i periodi di lavoro effettivo, oltre a quelli di maternità, i periodi di cassa integrazione ordinaria  e il servizio militare (se è stato riscattato). Sono invece esclusi i contributi versati durante i periodi di cassa integrazione straordinaria o quelli pagati per riscattare gli studi all'università. Ecco alcuni esempi concreti:

- Se un lavoratore è nato nel 1953 e ha iniziato a lavorare  presto, cioè all'inizio del 1972, tra il 2013 e il 2014 matura più di 42 anni e mezzo di carriera e può ricevere la pensione anticipata a 61 anni, senza penalizzazioni (grazie al regime transitorio).

- Se invece un lavoratore è nato nel 1958 e ha iniziato a lavorare molto presto, cioè all'inizio del 1976, supererà  la soglia dei 42 anni e mezzo di carriera nel 2018 (quando il regime transitorio non ci sarà più). Il lavoratore potrà dunque ritirarsi dal lavoro, ma subirà un taglio all'assegno tra l'1 e il 2%, a meno che non attenda il 2020 (cioè il compimento dei 62 anni) in modo da ottenere la pensione anticipata piena.

A RIPOSO A 57 ANNI.

Va ricordato che le lavoratrici donne, fino al 2015, possono congedarsi dal lavoro a 57 anni di età, con 35 anni di contributi versati, se accettano però di ricevere un assegno più basso. Questa finestra di uscita esiste grazie al regime sperimentale, introdotto nel 2004 dall'ex-ministro del welfare, Roberto Maroni.

Nello specifico, le donne che vogliono andare in pensione presto (57 anni all'anagrafe e 35 di carriera) possono ancora farlo ma devono ingoiare un boccone amaro: in tal caso, infatti, l'assegno viene calcolato interamente con il metodo contributivo, cioè in proporzione contributi versati nel corso di tutta la carriera e non, come avveniva fino alla l'anno scorso, con il più vantaggioso sistema retributivo (cioè sulla base della media degli ultimi stipendi percepiti prima di mettersi a riposo). In linea di massima, chi accetta il sistema contributivo al posto di quello retributivo subisce un taglio della pensione che può arrivare anche al 50% dell'ultimo stipendio.

IL REBUS DELLE RICONGIUNZIONI

IL PROBLEMA DEGLI ESODATI

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