Lavoro

Sulle pensioni un’altra mazzata: la caduta del pil

Pochi lo sanno, ma quando un lavoratore si ritira, l’assegno previdenziale è calcolato anche in base all’andamento dell’economia. Risultato: sui nuovi pensionati un taglio del 3 per cento delle rendite

(Credits: Getty Images / Elaborazione grafica di Stefano Carrara)

Una nuova tegola si abbatte sui pensionati. Si chiama calo del pil: infatti l’andamento del prodotto interno lordo negli ultimi 5 anni incide sul calcolo delle rendite pagate dall’Inps. E così la recessione che ha colpito l’Italia nel 2012, e prima ancora nel biennio 2008-2009, avrà anche l’effetto di abbassare gli assegni per chi si ritira quest’anno: in particolare per i neopensionati che, avendo meno anni di versamento, rientrano nel sistema misto, cioè con un calcolo della rendita in parte retributivo e in parte contributivo (su cui pesa la flessione del pil). In sintesi, chi andrà in pensione con il sistema misto nel 2013 e nel 2014 riceverà un assegno mediamente ridotto del 3 per cento rispetto a quello che avrebbe incassato senza i 3 anni di recessione sugli ultimi 5.

Questa perdita è stata calcolata da Panorama con l’aiuto del servizio politiche fiscali e previdenziali della Uil. L’assegno pensionistico è stabilito in modo assai complesso. Chi aveva almeno 18 anni di contributi versati nel 1995 avrà la pensione calcolata sul più conveniente sistema retributivo e rientra per via della riforma Fornero nel «contributivo pro rata» solo dagli anni a partire dal 2012: quindi questi lavoratori avranno un danno minimo.

Saranno più sfavoriti coloro che rientrano nel sistema misto, cioè con meno di 18 anni di contributi versati nel 1995: la perdita sulla parte calcolata col contributivo è rispettivamente pari al 6,17 per cento nel 2013 e al 5,8 per cento nel 2014, stima la Uil. E poiché, in questi casi, la parte di pensione calcolata con il sistema contributivo ora incide in media per il 50 per cento sull’ammontare dei nuovi assegni, ecco spiegato il 3 per cento di perdita secca. Una tegola che si aggiunge al blocco della rivalutazione degli assegni, previsto dalla riforma Fornero per il 2012 e 2013 e ora esteso, con altre modalità, anche per il 2014. L’unica speranza per i pensionati è confidare in un intervento del prossimo Parlamento.

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