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Lavoro

Pensionati, perché in tanti vanno all'estero

Il presidente dell’Inps si scaglia contro il fenomeno degli assegni pagati fuori dall'Italia, che costano oltre 1 miliardo di euro all’anno

In Portogallo, nel Nord Europa ma anche in Sudamerica o in altre località esotiche. I soldi pagati dall’Inps ogni anno finiscono un po’ ovunque, in 160 paesi diversi, e pesano sulle casse dello Stato per oltre 1 miliardo di euro. Sono quelli che vanno nelle tasche di 373mila persone che risiedono all’estero e che hanno comunque diritto a ricevere una pensione dall’Istituto Nazionale della Previdenza, avendo versato una parte dei contributi in Italia.

Via dall'Italia anche le quattordicesime

Il presidente dell’Inps, Tito Boeri, ha detto che si tratta di un' anomalia che costringe il nostro Paese a mandare all’estero una montagna di soldi, senza ottenere in cambio alcun beneficio in termini di consumi interni. Soltanto per le quattordicesime, che da quest’anno sono state rese più generose per sostenere i pensionati meno abbienti, l’Inps paga all’estero oltre 35 milioni di euro annui.

Ma perché ci sono tanti pensionati oltreconfine? La questione è un po’ complessa ed è riconducibile sostanzialmente a due ragioni. Innanzitutto, ci sono persone italiane e straniere che hanno lavorato un po’ nel nostro Paese e poi si sono trasferite all’estero per vari motivi. In virtù delle nostre leggi previdenziali, questi ex-lavoratori hanno comunque diritto a percepire un assegno dall'Inps anche se non abitano più in Italia. Si tratta di una rendita che spesso va ad aggiungersi a quella maturata presso enti previdenziali stranieri.


Boeri ha messo in evidenza che spesso i beneficiari di queste pensioni hanno dei periodi contributivi molto brevi: più del 33% ha lavorato in Italia meno di 3 anni, il 70% meno di 6 anni e l’83% meno di 10 anni. Poco e niente, insomma. Come se non bastasse, ai tanti ex-lavoratori che hanno contributi ridotti alle spalle e vivono in parte a spese dell’Inps, si è aggiunta negli ultimi anni un’altra categoria di migranti.


In Portogallo niente tasse per 10 anni

Si tratta di molti pensionati, cittadini  italiani al 100%, che vanno a vivere all’estero una volta maturato l’assegno Inps con il pieno dei contributi, cioè dopo 35 o 40 anni di onorata carriera. Tra il 2010 e il 2015, più di 16mila persone hanno fatto questa scelta. Trascorrendo fuori dai confini nazionali almeno 183 giorni in un anno, questi pensionati-migranti possono anche portare all’estero la loro residenza fiscale e pagare le imposte nel Paese di destinazione e non in Italia, dove gli assegni Inps sono assai tartassati con l’irpef.

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Una delle mete preferite dai pensionati-migranti, per esempio, è il Portogallo. Chi si trasferisce là, oltre a poter contare su un sistema sanitario di livello europeo e prezzi più bassi che in Italia, per ben 10 anni non paga tasse sui redditi. E così, grazie a questa agevolazione fiscale, una pensione italiana di 1.200 euro netti sale a 1.500 euro per chi ha voglia di trasferirsi a Lisbona o in qualche altra città portoghese. Un assegno di 2mila euro, invece, cresce addirittura fino a 2.900 euro. Di fronte a queste cifre, è difficile resistere alla tentazione di preparare subito i documenti per il cambio di residenza e fare le valigie.

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