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Lavoro

Manager pubblici: come e perché sarà possibile licenziarli

Incarichi a tempo rinnovabili solo una volta. Così il governo vuol rendere i dirigenti statali meno inamovibili. Ma c'è il rischio di ingiustizie

Un ruolo unico nazionale di tutti i manager statali e incarichi di durata triennale, rinnovabili una sola volta. Sono le due misure anticipate in un'intervista a Repubblica da Marianna Madia, ministro per la Pubblica Amministrazione e la Semplificazione nel governo Renzi, che fa una promessa: “licenzieremo tutti i dirigenti inadeguati”. Tra le misure preannunciate dal ministro, infatti, c'è una nuova e più flessibile disciplina dei rapporti di lavoro per chi, all'interno della macchina statale, occupa posizioni di responsabilità.


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Nello specifico, secondo Madia, i manager dovranno dire addio al posto fisso perché potranno essere licenziati più facilmente. In che modo? In pratica, verrà creato un ruolo unico dei dirigenti, al quale si accederà per concorso. Chi risulta abilitato a occupare posizioni di responsabilità, tuttavia, non rimarrà per sempre in una sola amministrazione ma potrà spostarsi da un ente all'altro, dopo aver ricevuto un incarico triennale, rinnovabile una sola volta, per una durata totale di 6 anni. Poi, una commissione di tecnici indipendenti valuterà l'operato del manager, stabilendo se è idoneo a ricoprire altri incarichi, anche in enti diversi. Chi ha lavorato in un ministero, per esempio, potrà occupare un posto in qualche amministrazione regionale, e viceversa, spostandosi dal centro alla periferia e dalla periferia al centro. Se la commissione di valutatori non troverà però un posto adeguato, il manager potrà essere messo in mobilità e tornerà nel ruolo unico nazionale per un po' di tempo (la cui durata massima è ancora da definire nel dettaglio). Trascorso questo periodo, se i tecnici super partes non avranno ancora individuato un incarico per il dirigente, la pubblica amministrazione potrà licenziarlo. Nessuno sarà più inamovibile, insomma, come ha promesso il ministro Madia.


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Poiché il diavolo si annida nei dettagli, però, c'è un particolare importante che non va sottovalutato. Occorre ricordare, infatti, che nella pubblica amministrazione ci sono sostanzialmente due categorie di dirigenti: quelli di ruolo, che hanno vinto un regolare concorso e quelli nominati per contratto, che spesso sono cooptati negli enti locali dalla politica, seppur con incarichi a tempo determinato, pescando tra gli amici degli amici e tra i sodali di partito. Come ha messo in evidenza Luigi Olivieri, manager pubblico ed editorialista del sito LaVoce.info, con la riforma Madia i dirigenti di ruolo potranno un giorno trovarsi improvvisamente a spasso, per mancanza di incarichi, pur avendo vinto un regolare concorso. I manager nominati e cooptati dalla politica, che spesso hanno già un altro lavoro essendo di solito professori universitari, avvocati dello stato o funzionari della stessa amministrazione che conferisce per contratto l'incarico dirigenziale, probabilmente potranno contare ancora sul salvagente degli “agganci” politici. Non va infatti dimenticato che il decreto legge n.90 del 2014, cioè la prima riforma della pubblica amministrazione ideata lo scorso anno dal Ministro Madia, consente oggi agli enti locali di assumere manager cooptati senza concorso fino al 30% degli organici, contro il 10% previsto in precedenza. Per i dirigenti nominati dagli amici degli amici, insomma, nei Comuni e nelle Regioni ci saranno ancora tanti posti a disposizione. Per chi ha vinto un regolare concorso, invece, c'è lo spettro del licenziamento.

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