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Lavoro

Esodati, cara Fornero i soldi prendili qui

La proposta di un prelievo sulle pensioni d'oro e su quelle baby, che costano allo stato più 40 miliardi l'anno

(Credits: Massimo Percossi/Ansa)

Tassa di solidarietà, utilizzo dei risparmi generati dalla spending review, aumento delle imposte sulle sigarette e persino sui giochi e sulle lotterie. E' ormai lunga la sfilza dei provvedimenti presentati in Parlamento per risolvere il problema degli esodati, cioè quei lavoratori che hanno firmato con la propria azienda un accordo per mettersi in mobilità e che, adesso, rischiano di trovarsi senza un impiego e senza la pensione, per effetto dell'ultima riforma previdenziale voluta dal ministro del welfare, Elsa Fornero (che ha spostato notevolmente in avanti l'età di pensionamento). Tutte le soluzioni proposte, per un motivo o per l'altro, sono però naufragate.

IL PROBLEMA DEGLI ESODATI

LA RIFORMA DELLE PENSIONI DI ELSA FORNERO

La Ragioneria Generale dello Stato ha bocciato pure (per mancanza di risorse finanziarie) l'emendamento scritto dai due relatori della Legge di Stabilità alla Camera, Renato Brunetta del Pdl e Pier Paolo Baretta del Pd, che avevano proposto di utilizzare una parte dei 9 miliardi già messi sul piatto dal governo per salvaguardare gli esodati e non ancora utilizzati a pieno. Di conseguenza, prima che finisca l'attuale legislatura, le forze politiche e l'esecutivo guidato da Mario Monti dovranno ingaggiare una battaglia contro il tempo per trovare nuove soluzioni e rastrellare almeno 3 miliardi di euro, attingendo ad altre voci di spesa.

LA BATTAGLIA CONTRO IL TEMPO DEL GOVERNO

Tra i parlamentari della maggioranza, Giuliano Cazzola del Pdl propone adesso di far pagare la salvaguardia degli esodati ai titolari delle pensioni d'oro e delle pensioni baby, cioè quelle persone ricevono dall'Inps degli assegni abbastanza generosi, pur avendo versato una quantità modesta di contributi. In effetti, i due capitoli di spesa indicati da Cazzola rappresentano un serbatoio di risorse molto ricco, che forse basterebbe da solo a risolvere tutti i problemi. Per rendersene conto, basta guardare i dati resi noti ogni anno dall'Inps e dall'Istat sugli assegni previdenziali percepiti dai nostri connazionali. Si tratta di rendite molto generose per alcune categorie di ex-lavoratori ma che, almeno in molti casi, non hanno una reale giustificazione in termini di contributi versati.

IL NUOVO FONDO PER GLI ESODATI

LE PENSIONI D'ORO.

In Italia ci sono quasi 780mila persone che incassano ogni anno dall'Inps (e dagli altri enti previdenziali) un assegno superiore ai 3mila euro lordi al mese (597mila sono uomini e circa 180mila sono donne). Per questi ex-lavoratori, che spesso si sono messi a riposo prima dei 60 anni, lo stato spende nel complesso più di 40 miliardi di euro all'anno. Nello specifico, gli assegni incassati da meno del 10% di tutti i pensionati italiani, assorbono quasi il 30% della spesa previdenziale del nostro paese. Con ogni probabilità, le rendite di questi pensionati d'oro sono assolutamente sproporzionate alla quantità dei contributi versati nel corso di tutta carriera.

L'assegno medio incassato dagli 800mila pensionati d'oro è infatti attorno 50mila euro all'anno (dati Inps-Istat). Ipotizzando che ciascun pensionato sopravviva per almeno 20 anni dopo la data di congedo dal lavoro, il conto è preso fatto: chi ha una pensione sopra i 3mila euro al mese riceverà complessivamente dall'Inps quasi 1 milione di euro di assegni. Si tratta di una cifra enorme,che difficilmente trova corrispondenza nei contributi accantonati. Anche perché, è bene ricordarlo, chi oggi è già in pensione percepisce un assegno calcolato interamente con il metodo retributivo, cioè sulla media degli ultimi stipendi dichiarati prima di mettersi a riposo e non sulla base dei versamenti contributivi effettuati nel corso della carriera (come invece avverrà per chi  è stato assunto dal 1996 in poi).

LE PENSIONI BABY.

In Italia esiste un'altra categoria di pensionati che può considerarsi privilegiata. Si tratta di oltre 500mila persone, per lo più ex-dipendenti pubblici che, secondo un'analisi effettuata da Confartigianato , si sono congedati dal lavoro con meno 20 anni di contributi alle spalle e meno di 50 anni di età. Oggi tutti questi pensionati baby percepiscono dall'Inps un assegno medio superiore ai 1.400 euro al mese: una cifra non proprio da ricchi ma che, spalmata su una platea di oltre mezzo milione di persone, costa alle casse dello stato tra i 7 e i 10 miliardi di euro all'anno.

Dunque, se si vuole tutelare gli esodati, bisognerebbe innanzitutto far pagare il conto a chi è stato graziato dalle storture del nostro sistema previdenziale. Imponendo un contributo di solidarietà sulle pensioni d'oro e su quelle baby, di sicuro si potrebbero rastrellare diverse centinaia di milioni di euro. Va detto che i governi di Monti e di Berlusconi hanno già introdotto negli anni scorsi dei prelievi tra il 5 e il 15% sulle pensioni più alte, partendo però da una soglia molto elevata di 90mila euro.

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