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Lavoro

Esodati: chi ha diritto alle tutele e chi pagherà il conto

Trovate le risorse per salvaguardare chi è rimasto senza pensione e senza lavoro. Ma soltanto fino al 2014

Una manifestazione di esodati a Roma (Credits: Massimo Percossi/Ansa)

Alla fine, la soluzione è arrivata, seppur in extremis. Il governo e le forze politiche di maggioranza hanno trovato le risorse per tutelare gli esodati, cioè i lavoratori che in passato hanno firmato un accordo con la propria azienda per mettersi in mobilità e che rischiavano di rimanere senza un impiego e senza il diritto alla pensione, per effetto della manovra previdenziale attuata nel dicembre scorso dal ministro del welfare, Elsa Fornero (che ha allungato l'età del pensionamento).

IL PROBLEMA DEGLI ESODATI

LA RIFORMA DELLE PENSIONI DI ELSA FORNERO

I relatori della Legge di Stabilità alla Camera, Renato Brunetta del Pdl e Pier Paolo Baretta del Pd, hanno presentato un emendamento al testo della manovra economica che consentirà a molti lavoratori in mobilità di andare in pensione con le vecchie regole in vigore prima della riforma Fornero. I soldi necessari a finanziare questo provvedimento, circa 554 milioni in tutto nell'arco di 8 anni, saranno raccolti risparmiando una parte delle risorse già stanziate dal governo per tutelare la prima platea degli esodati. Se non saranno sufficienti questi fondi, verranno colpite le pensioni più ricche, cioè quelle superiori ai circa 3mila euro al mese, che nel 2014 non verranno rivalutate in base all'inflazione. Ma ecco nel dettaglio chi ha diritto alle tutele per gli esodati e chi pagherà il conto.

I BENEFICIARI.

Potranno andare in pensione con le vecchie regole precedenti la riforma Fornero tutti quei dipendenti che hanno firmato un accordo per mettersi in mobilità entro il 31 dicembre del 2011, anche se hanno continuato a lavorare fino al 30 settembre del 2012, purché senza un contratto a tempo indeterminato e con un reddito inferiore a 7.500 euro annui. Fanno parte di questa categoria anche i lavoratori (non ancora tutelati finora) che hanno siglato un'intesa a livello territoriale, senza la regia o il beneplacito del governo di Roma. Saranno salvaguardati anche gli ex lavoratori che, sempre entro il 31 dicembre del 2011, avevano ricevuto l'autorizzazione al versamento volontario dei contributi necessari a maturare la pensione. Sono stati invece esclusi (contrariamente a quanto era previsto in precedenza) i lavoratori che percepiscono un assegno di mobilità dopo essere stati licenziati prima dello scorso anno, a causa del fallimento dell'azienda. Tutti i salvaguardati devono comunque rispettare sempre un requisito: maturare il diritto alla pensione prima della fine del periodo di mobilità e, in ogni caso, non oltre il 31 dicembre 2014. Per questo i sindacati, e in particolare la Cgil, sostengono che il problema degli esodati sia stato risolto soltanto in parte, cioè fino al 2014, ma non per gli anni successivi.

LE RISORSE.

I soldi per finanziare le tutele verranno attinti da due fonti. La prima è rappresentata da una serie di risparmi di spesa che il governo può ottenere, tra i fondi già stanziati per salvaguardare una parte degli esodati (130mila persone in tutto). L'esecutivo ha infatti già messo sul piatto 9 miliardi di euro ma conta di non doverli utilizzare tutti. Vi saranno infatti delle politiche attive per incentivare una parte degli esodati a riprendere  la carriera lavorativa, anche se non si è capito ancora bene in che modo. Se le risorse non dovessero essere sufficienti, a pagare saranno tutti i titolari di una pensione medio-alta, pari a circa 3mila euro al mese, cioè  6 volte il trattamento minimo. Nel caso ci fosse bisogno di altre risorse per gli esodati, infatti, nel 2014 gli assegni dell'Inps che oltrepassano la soglia dei 3mila euro non verranno rivalutati in base all'inflazione (come invece dovrebbe avvenire di regola).

IL TESORETTO DELLE PENSIONI D'ORO

IL NUOVO FONDO PER GLI ESODATI

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