Lavoro

Donne al lavoro più tempo degli uomini

Secondo il Rapporto di Coesione sociale 2012, la giornata lavorativa media delle donne è più lunga di 60 minuti. Ma viene pagata meno

Donne al lavoro in uffcio. La giornata lavorativa media di una donna dura un'ora in più di quella di un collega uomo. (Credits: Getty Images)

In tutto il mondo, sono almeno 52 milioni le persone (soprattutto donne) impiegate nel lavoro domestico: è quanto afferma uno nuovo studio dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO). Il lavoro domestico rappresenta il 7,5% dell'occupazione femminile dipendente nel mondo, con una percentuale molto più alta in alcune regioni come l'Asia e il Pacifico, l'America Latina e i Caraibi.

Insomma le donne stanno ancora molto a casa. Ma molte, in realtà, sommano al lavoro domestico anche un'occupazione.

Anzi, le donne continuano a lavorare di più (e meno pagate) degli uomini e ora ci sono i dati a confermarlo. Precisamente il carico di lavoro per il gentil sesso è maggiore di 60 minuti rispetto a quello dei colleghi maschi. Un'ora di tempo in più dedicato al lavoro, tra casa e ufficio, che invece gli uomini possono impiegare per il tempo libero. A dirlo sono i risultati di una ricerca realizzata dall'Istat, insieme a Inps e ministero del Lavoro, che analizza proprio i carichi di lavoro tra i due sessi.

Quello che emerge dal Rapporto di coesione sociale 2012 messo a punto è che le donne, nell'età tra i 25 e i 44 anni, hanno un'ora di tempo in meno da dedicare a se stesse rispetto agli uomini, "schiacciate" tra il lavoro dentro e fuori casa, tra mariti, figli e colleghi. Se la durata media complessiva di una giornata lavorativa per un uomo è di 8 ore e 6 minuti, per  una sua collega donna sale a 9 ore e 9 minuti. Ma non solo. Se la donna in questione è anche madre, la sua giornata si allungherà fino a 9 ore e 28 minuti (in media), contro le 8 ore e 13 minuti che un padre dedica invece a lavoro e casa.

Insomma, una forbice consistente, che rimane nonostante negli ultimi anni ci sia stata una progressiva redistribuzione dei carichi e dei compiti in famiglia. Se il lavoro in ufficio occupa la maggior parte della giornata sia per gli uomini che per le donne, infatti, restano notevoli differenze soprattutto se si prende in considerazione la quantità di tempo libero a disposizione di ciascuno, terminati gli impegni lavorativi o familiari. Gli uomini possono contare su 3 ore e 36 minuti, mentre le donne hanno a disposizione solo 2 ore e 37 minuti.

Le tabelle del Rapporto di coesione sociale mostrano tuttavia un trend in corso: per le donne sta diminuendo il tempo dedicato al lavoro familiare, che per gli uomini è invece in leggero aumento. Se nel 1988-98 una donna dedicava alla casa 5 ore e 47 minuti al giorno, oggi (2008-2009, ovvero gli anni a cui fa riferimento il rapporto 2012) questa quota è scesa, seppure di poco, a 5 ore e 10 minuti. Al contrario gli uomini, che 15 anni fa si occupavano delle faccende domestiche e familiari per 1 ora e 35 minuti al giorno, oggi hanno aumentato di un terzo questo tempo, arrivando a 2 ore e 4 minuti.

La vera piaga restano tuttavia le retribuzioni. È noto che in Italia gli stipendi, a parità di mansioni, sono differenti per uomini e donne. Secondo i dati Istat, però, questo divario non si starebbe assottigliando. Le retribuzioni medie giornaliere per gli uomini sono infatti di 96,90 euro (annodi riferimento 2011) contro i 69,50 euro di quelle corrisposte alle donne. Si tratta di dati generici, ottenuti da una media tra mansioni differenti (i dirigenti guadagnano molto di più) ed età diverse. Un lavoratore, e dunque anche una lavoratrice, con meno di 20 anni a fine giornata non guadagna in media più di 45,30 euro contro i 109,20 di uno con 40 anni di esperienza in più.

Le donne, però, hanno sempre una busta paga più leggera e un carico di lavoro maggiore a casa. "Colpa" dei figli, che portano spesso le sole madri ad usufruire dei congedi parentiali: basti pensare che solo l'11% dei padri ne ha fatto domanda nel 2011. Ecco perchè, non appena possibile, le famiglie fanno ricorso agli asili nido, in modo da permettere il riorno al lavoro attivo per le madri: tra il 2004 e il 2010 il numero di bambini iscritti in queste strutture è aumentato del 38% (dati riferiti ai soli asili comunali). Restano però ancora troppo pochi i servizi offerti in questa direzione, tanto che sempre più aziende si stanno organizzando con asili nido interni e servizi per le lavoratrici: dalle baby sitter alle lavanderie, arrivando ad offrire persino personale che si occupi delle faccende domestiche o di sbrigare pratiche burocratiche per conto delle dipendenti.

Tutti lavori "extra ufficio" che da un lato alleviano il carico per le donne, ma dall'altro rappresentano nuovi costi aggiuntivi, "rosicchiando" ulteriormente la busta paga delle donne, già più "magra" di quella degli uomini.

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