Lavoro

Disoccupazione da record, oltre l'11%. Ecco chi è rimasto a casa e perché

Giovani, donne, residenti al Sud ed ex-operai dell'industria o delle costruzioni. La fotografia dei senza-lavoro in Italia

(Credits: Ciro Fusco/Ansa)

Un altro record, molto preoccupante. E' quello toccato in Italia dal tasso di disoccupazione , che a ottobre ha superato di un decimo di punto la soglia dell'11%, portando a 2,87 milioni il numero totale dei senza-lavoro. E' il livello più alto mai registrato dal 2004 e include ancora una volta i dati sulla disoccupazione giovanile, tra i 15 e i 24 anni di età, che è ormai al 36,5%: una quota superiore di quasi 6 punti rispetto allo scorso anno. Si registra un record anche nella quantità di precari, che oggi sono quasi 2,9 milioni, un numero mai registrato nelle statistiche da 8 anni a questa parte.

IL CALVARIO DEI DISOCCUPATI ITALIANI

Ancora una volta, insomma, dal mercato del lavoro italiano è arrivato un vero e proprio bollettino di guerra. La colpa è ovviamente della crisi economica anche se, innegabilmente, l'incremento della disoccupazione è legato pure a ragioni che vengono da molto lontano. Anzi, alla base dei dati Istat c'è un “mix di ingredienti”: alcuni fattori strutturali, strettamente connessi alla debolezza del nostro sistema produttivo, e altri motivi straordinari dovuti alla recessione in atto.

LA DISOCCUPAZIONE E GLI OVER40

Innanzitutto, secondo le statistiche, i due settori che nei mesi scorsi hanno lasciato a casa il maggior numero dei dipendenti sono soprattutto due, entrambi particolarmente sensibili all'andamento del ciclo economico. Si tratta dell'industria dove, nel terzo trimestre del 2012, si registra un calo di di 82mila occupati (-1,8%) rispetto ai primi mesi dell'anno. Ancor peggio è andata al comparto delle costruzioni, dove gli occupati si sono ridotti di 107mila unità (-5,8%). In flessione anche gli addetti all'agricoltura (-38mila, concentrati per lo più tra gli autonomi) mentre si è mosso in controtendenza il terziario, dove la quantità di lavoratori attivi è salita di 230mila persone.

GIOVANI E DONNE IN DIFFICOLTA'.

Più che i lavoratori di uno specifico settore, però, a pagare il prezzo dell'attuale crisi sono alcune fasce di popolazione (attive un po' in tutti i comparti dell'industria e dei servizi) che da sempre rappresentano l'anello debole della catena, nel nostro mercato del lavoro. E' il caso delle donne, tra le quali si registra un aumento della disoccupazione (sempre nel terzo trimestre del 2012) del 4,4%, contro il 2,5% dei maschi. Le cose vanno male anche tra i giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni, dove le persone che cercano un impiego e non lo trovano sono quasi 640mila e registrano una crescita ininterrotta da più di un anno.

LE RICETTE CONTRO LA DISOCCUPAZIONE GIOVANILE ALL'ESTERO

Per non parlare poi dell'altra nota dolente che da sempre caratterizza il nostro sistema produttivo, cioè la disoccupazione al Sud. Nelle regioni meridionali, secondo i dati dell'Istat, la quota dei senza-lavoro è al 15,5%, contro l'8,8% del Centro e il 6,8% del Nord (dove si registrano percentuali ancora accettabili). Il tasso di di disoccupazione al Sud è cresciuto del 3,2% nel terzo trimestre del 2012, dimostrando inequivocabilmente una cosa: quando l'intera economia nazionale è in picchiata, a rimetterci sono soprattutto le regioni più vulnerabili del paese che oggi stanno aumentando, anziché diminuire, la loro distanza dal Settentrione.

I DISOCCUPATI CRONICI.

Infine, l'Istat ha rilevato altri 2 dati preoccupanti, che mettono in evidenza alcune difficoltà strutturali del nostro mercato del lavoro. Il primo è l'aumento dei disoccupati di lunga durata, cioè quelli che cercano un impiego da più di 12 mesi: oggi rappresentano il 53,5% di tutti i senza-lavoro (contro il 52,6% della prima parte dell'anno). Il secondo dato riguarda la crescita dei dipendenti a tempo parziale (che sono aumentati di oltre 400mila unità, cioè di oltre l'11% in un anno). In ben 3 casi su 4, si tratta di persone che ricorrono al part-time involontario, cioè  vorrebbero trovare un impiego a tempo pieno ma, purtroppo, non riescono a trovarlo. Sono dunque lavoratori disagiati , costretti a barcamenarsi tra la disoccupazione vera e propria e un occupazione mal mal retribuita.

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