Lavoro

Dipendenti statali: 3 misure per punire i fannulloni

Previsti nella legge Madia provvedimenti più semplici per licenziare i "furbetti" della pubblica amministrazione

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Il ministro della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia – Credits: ANSA/CLAUDIO PERI

Il governo prova a usare la mano dura con i furbetti del lavoro pubblico, mettendo in campo una stretta sulle sanzioni disciplinari da applicare ai fannulloni. I tecnici del ministero della Funzione pubblica stanno infatti studiando alcune misure repressive, tra le quali anche il licenziamento più facile, che potrebbero essere incluse nei decreti attuativi della legge Madia che riforma il lavoro statale. Ma vediamo nel dettaglio quali potrebbero essere le novità più significative, che dovrebbero muoversi in linea con la riforma Brunetta del 2009.

Procedimenti in mano ad un unico ufficio
La chiave di volta per fare in modo che chi si macchia di comportamenti illeciti sul posto di lavoro pubblico venga punito in maniera adeguata passerà dal trasferimento delle competenze all’Ufficio per i procedimenti disciplinari (Upd). Sarà d’ora in poi questa istituzione, e non più il singolo dirigente di settore, ad irrogare le sanzioni più rilevanti superiori al semplice richiamo scritto. In questa maniera si cercherà di superare l’impasse in cui si trovavano spesso gli stessi dirigenti, che nel timore di dover poi rispondere di danno erariale, non procedevano nei confronti di dipendenti scorretti.

Il ruolo dei dirigenti
In capo ai singoli dirigenti d’area resterebbero solo le funzioni di richiamo, che potrà essere verbale e scritto. Nel caso di episodi più gravi invece, il dirigente responsabile non avrà più margini di discrezionalità e dovrà far partire una segnalazione all’Upd che prenderà in carico la vicenda. La segnalazione in questione dovrà però avvenire entro un certo tempo e dovrà essere effettuata obbligatoriamente nel caso se ne ravvisassero gli estremi. Se ciò non dovesse avvenire, a sua volta per il dirigente inadempiente potrebbe scattare una sanzione per mancata segnalazione che porterebbe ad una sospensione dal lavoro da tre giorni a 6 mesi, salvo comportamenti ancora più gravi.

Procedimento disciplinare e procedimento penale
Un’altra delle novità più significative a cui si sta lavorando prevede poi che il procedimento disciplinare, una volta avviato dall’Upd, non dovrà più essere interrotto in attesa del giudizio penale. In questo modo verrebbe eliminato un significativo ostacolo che attualmente frena i procedimenti amministrativi. Spesso infatti, dirigenti in attesa di provvedimenti disciplinari, chiedono accertamenti istruttori complessi, che portano fatalmente all’interruzione del procedimento amministrativo in attesa delle risultanze di quello penale. Ora questo non dovrebbe più poter accadere, dando maggiore certezze a quelle che potranno essere le risultanze delle istruttorie dell’Upd.

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