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Lavoro

Contratti di lavoro: perché bisogna riformarli

Parla Filippo Taddei, responsabile economico del Pd: “spero che Confindustria e i sindacati trovino un accordo. Altrimenti interverrà il governo”

Rafforzare i contratti di lavoro aziendali, a scapito di quelli nazionali, per accrescere la flessibilità dei salari e la produttività. Se ne parla da tempo nelle trattative tra le parti sociali ma, almeno per adesso, Confindustria e sindacati non sono ancora passati dalle parole ai fatti. Negli anni scorsi, sono stati firmati soltanto degli accordi di massima, che tuttavia non hanno  portato grandi cambiamenti. Ecco allora che si fa sempre più strada l'ipotesi che a intervenire sia il governo, con un provvedimento legislativo ad hoc che mette bocca su una materia lasciata tradizionalmente alle parti sociali. Una conferma arriva da Filippo Taddei, responsabile economico del Partito Democratico, interpellato a margine del convegno Italy Conference 2015 di Euromoney (di cui Panorama è il principale media partner).


Contratti di lavoro, ecco come potrebbero cambiare


“Condivido pienamente le parole pronunciate qualche settimana fa dal ministro del lavoro Poletti”, dice Taddei, “e credo che vada inizialmente lasciata libertà alle parti sociali di negoziare su questi temi di loro competenza”. Tuttavia, se un'intesa non verrà raggiunta, né il governo né il Partito Democratico (almeno la maggioranza che fa capo al segretario-premier Renzi) sembrano intenzionati a rimanere alla finestra. “Non ci piace approvare a cuor leggero dei provvedimenti che possono avere un effetto divisivo”, aggiunge il responsabile economico del Pd “ma, di fronte a una eventuale fase di stallo, prima o poi anche l'esecutivo dovrà prendere delle decisioni”. Come dire: se a riformare i contratti non ci pensano Confindustria e i sindacati, allora ci penseremo noi della maggioranza, con una specifica legge. Tra le parti sociali, però, non sembra regnare la concordia su questi temi. Il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, propone infatti di approvare con nuove regole i contratti di lavoro in scadenza nei prossimi mesi (che interessano più di 6 milioni di lavoratori), proprio per dare più spazio agli accordi collettivi aziendali, a scapito di quelli nazionali. I sindacati e soprattutto la leader della Cgil, Susanna Camusso, vorrebbero invece procedere al contrario: prima si rinnovano nei tempi naturali i contratti in scadenza e, contemporaneamente, si inizia una discussione sulle nuove regole. In questo gioco delle parti che rischia di andare per le lunghe, potrebbe però intervenire il governo, toccando una materia rimasta sempre appannaggio delle organizzazioni dei lavoratori e delle imprese. Se ciò avvenisse, si assisterebbe a una sorta di fase 2 del Jobs Act, cioè a una seconda riforma del lavoro che certamente non provocherebbe meno polemiche della prima.


Il Jobs Act
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