Lavoro

Bonus alle mamme, Germania batte Italia

I governi di Roma e Berlino stanno per introdurre nuovi sostegni per le donne con figli. Ma le agevolezioni tedesce per la famiglia sono migliori delle nostre

(Credits: Fabio Campana/Ansa)

Un bonus di 300 euro al mese per un intero semestre in Italia e di 90 euro ogni 30 giorni, per un anno e mezzo, in Germania. Sono le nuove agevolazioni  che i governi di Roma e Berlino stanno per introdurre in favore delle donne con figli, per incentivare il loro reinserimento nel mondo del lavoro.

TUTTO SULL'ULTIMA RIFORMA DEL LAVORO

A prima vista, i sostegni italiani alle giovani madri sembrano un po' più generosi, benché di durata più breve. In realtà, le agevolazioni erogate nel nostro paese (che entreranno in vigore nel 2013) saranno limitate a una platea molto ristretta di lavoratrici: attorno a 10mila donne all'anno, su quasi mezzo milione di neo-mamme. Ecco, nel dettaglio, come funzionano i bonus alla maternità introdotti in Italia e in Germania e perché il sistema tedesco, purtroppo, funziona meglio.

IL BONUS BABY-SITTER E LA LEGGE SUL LAVORO

Con l'ultima riforma del lavoro, approvata nel luglio scorso, il ministro del welfare Elsa Fornero ha voluto dare una mano alle giovani madri, con l'erogazione di un contributo in danaro (voucher) di 300 euro al mese per un intero semestre, per un totale di 1.800 euro. La somma erogata potrà essere spesa soltanto per due finalità: l'iscrizione del bambino a un asilo nido oppure per pagare una baby-sitter.

GLI INCENTIVI DELLA FORNERO PER GIOVANI E DONNE

I requisiti per ottenere il contributo sono tuttavia molto stringenti: innanzitutto, le neo-mamme devono essere lavoratrici dipendenti e aver già terminato il congedo di maternità obbligatorio, che oggi dura 5 mesi (per un periodo compreso tra 1 o 2 mesi prima del parto sino a 3 o 4 mesi dopo).

Inoltre, per ottenere i sussidi, bisogna rinunciare al congedo parentale facoltativo, che oggi consente a entrambi i genitori di astenersi dal lavoro per ben 11 mesi, percependo però soltanto il 30% dello stipendio. Senza dimenticare, poi, che le risorse destinate  dal governo a queste agevolazioni sono molto limitate: circa 20milioni di euro all'anno che riusciranno a soddisfare poco più di 11mila domande. Visto che i soldi a disposizione sono pochi, ad avere la precedenza per ottenere i bonus saranno le famiglie con un reddito basso, calcolato con i parametri Isee (che tengono conto dell'intera situazione patrimoniale e finanziaria del contribuente)

IL MODELLO TEDESCO.

In Germania, invece,  il ministro della famiglia Kristina Schroeder ha intenzione erogare un contributo alle neo-mamme che scelgono di tornare al lavoro. Per adesso, si tratta soltanto di una proposta ma si sa già che il bonus del  governo di Berlino è nell'ordine di 6 euro per ogni ora che le donne trascorrono lontane dai figli, per tornare al lavoro. E' previsto un tetto massimo per i contributi di 15 ore settimanali, che portano l'ammontare complessivo delle agevolazioni a 90 euro al mese. Si tratta di una cifra abbastanza modesta, che ha portato molti osservatori a ribattezzare il bonus come “contributo per le colf”, visto che riesce a malapena a coprire i costi di una collaboratrice domestica.

Va detto, però, che nel sostegno alla maternità la Germania rappresenta comunque un altro pianeta rispetto al nostro paese. Più del 27% dei bambini tedeschi sotto i 3 anni frequenta un asilo nido (anche se, secondo l'ufficio federale di statistica, ci vorrebbero 220mila posti in più). La media italiana è invece poco sopra il 12%, con punte negative sotto il 5% nelle regioni del Sud. Senza dimenticare, poi che in Germania sono anche molto più generosi i congedi parentali facoltativi che, dopo il periodo di maternità obbligatorio, permettono a uno dei genitori di assentarsi dal lavoro per un ulteriore lasso di tempo, cioè fino a 12 mesi dopo la  nascita del figlio e percependo una indennità pari al 67% dello stipendio (in Italia è del 30%).

COME FUNAZIONANO I CONGEDI DI PARTENITA'

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