Economia

Lavoro, quando si (ri)parte per il sud

Domani il grande Pakka parte! Il Pakka, alias Andrea, è un amico di Bari “sbarcato” a Milano appena un paio di anni fa. Obiettivo del trasferimento: trovare un lavoro in linea con quello su cui si era formato, marketing e comunicazione.…Leggi tutto

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Domani il grande Pakka parte! Il Pakka, alias Andrea, è un amico di Bari “sbarcato” a Milano appena un paio di anni fa. Obiettivo del trasferimento: trovare un lavoro in linea con quello su cui si era formato, marketing e comunicazione. Dopo un periodo di stage ha trovato un posto di lavoro, dove mettere a frutto le proprie competenze.

Fin qui nulla di strano, la storia di tanti, in linea con le tendenze degli ultimi anni che vedono molti ragazzi e ragazze soprattutto del sud trasferirsi al nord – o ultimamente sempre più all’estero – per trovare maggiori sbocchi lavorativi -.

E quindi perché questa storia? Oltre a voler salutare in tutte le forme possibili – quindi anche attraverso il blog – un amico con cui sarò sempre in debito per aver contribuito in modo sostanziale a reintrodurre nel mio vocabolario quotidiano l’uso del passato remoto nelle conversazioni, cosa che non capitava dalle scuole elementari – qui al nord è consuetudine parlare più che altro al passato prossimo -, il motivo per cui parlo di questa partenza è perché domani il Pakka “torna giù”, come dice lui.

Sì, in completa controtendenza, dopo aver trovato lavoro e una situazione stabile, ha deciso di ri-partire per tornare a casa. A parte la scelta “interessante” di cambiare vita visto il periodo attuale non propriamente semplice e le nuove opportunità che ha saputo ritagliarsi a Bari, come freelance nell’ambito marketing, comunicazione e web per alcuni brand e attività locali, la cosa che più mi ha colpito è stato un suo commento di qualche giorno fa davanti a un caffè: “a tutte le persone di Milano a cui racconto che sto per tornare giù, anche se dispiaciuti per la mia partenza, mi dicono che faccio benissimo, che è la scelta di vita migliore che possa fare, che mi invidiano da morire…”.

Dunque, da qui possono partire mille riflessioni: in generale di lavoro in Italia ce n’è poco, non sembra però essere a tutti i costi una discriminante. Entrano in gioco infatti altri fattori che alla lunga possono pesare, e non poco. In primis penso alla qualità della vita; vivere in una grande città, adattarsi – se non ci si è nati – ad un ambiente nuovo non è semplice. Penso poi al dediserio di poter far nascere qualcosa di proprio, che sia un’attività più o meno redditizia, può essere una spinta davvero forte. Oltre alla qualità mi viene inoltre in mente lo stile di vita, che può essere diversamente sostenibile a seconda delle persone; oppure sarà semplicemente il desiderio di abitare al mare.

Devo ammettere che un po’ di invidia la provo pure io, chissà cosa avverrà in futuro…

PS. Se qualcuno volesse avere maggiori dettagli sulla scelta di vita di Andrea, lui seguirà il post per diversi giorni per rispondere agli eventuali commenti lasciati qui sotto.

 

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